
La caduta di El Fasher rappresenta un punto di svolta cruciale nella guerra tra l’esercito sudanese e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Le preoccupazioni crescono per le centinaia di migliaia di civili intrappolati nella città, che è stata sotto assedio per un anno e mezzo. Le RSF, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, hanno conquistato la principale base dell’esercito in Darfur e avanzato verso il centro di El Fasher, l’ultima roccaforte dell’esercito nella regione occidentale del Darfur. Questa regione è diventata un immenso campo profughi, dove nei mesi scorsi è stata dichiarata una grave carestia.
Il generale Abdel Fattah al-Burhan, capo dell’esercito sudanese ed ex leader del governo di transizione, ha confermato la disfatta in un discorso televisivo, spiegando che il ritiro è stato approvato in risposta alla «sistematica distruzione e uccisione di civili». Le Nazioni Unite hanno richiesto un cessate il fuoco immediato, esprimendo profonda preoccupazione per le segnalazioni di combattenti che bloccano le vie di fuga e l’accesso agli aiuti umanitari.
I video diffusi su internet e piattaforme social mostrano atrocità commesse dai paramilitari contro le popolazioni locali non-arabe, in particolare contro le comunità Fur, Zaghawa e Masalit. Questi video denunciano violenze e stupri su base etnica in una regione già segnata da massacri, pulizia etnica e un genocidio che tra il 2003 e il 2009 ha causato la morte di oltre 600.000 persone.
Un blackout delle telecomunicazioni e l’interruzione della connessione internet satellitare Starlink stanno limitando gravemente l’accesso alle informazioni indipendenti su quanto accade in città. La caduta di El Fasher potrebbe segnare una svolta significativa nella guerra civile sudanese, che ha ucciso decine di migliaia di persone e ne ha sfollate quasi 14 milioni dall’aprile 2023, quando la lotta di potere tra l’esercito e le RSF si è trasformata in guerra aperta nella capitale Khartoum, estendendosi rapidamente a tutto il Paese.
Ad agosto 2023, le Nazioni Unite avevano denunciato che oltre 600.000 persone erano state costrette alla fuga, mentre circa 260.000 erano rimaste intrappolate senza accesso agli aiuti. La conquista di El Fasher conferisce alle RSF, nate dalle milizie arabe Janjaweed, accusate di aver commesso un genocidio su ordine dell’ex presidente Omar al-Bashir, il controllo su tutti e cinque i capoluoghi del Darfur. Questo consolida la presa del governo parallelo istituito da Hemedti ad agosto nella città di Nyala, capitale del Darfur meridionale, e potrebbe preannunciare la partizione del Sudan in due entità, sul modello libico.
La conquista di El Fasher rappresenta una svolta decisiva nel conflitto scoppiato il 15 aprile 2023. Il conflitto è alimentato dalle tensioni legate all’integrazione delle RSF nell’esercito regolare e alla lotta per le risorse del Paese. I paramilitari possono ora rivendicare il controllo di un territorio vasto quanto la Francia, al confine con Libia, Ciad, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan. Questa situazione rappresenta un ulteriore passo verso la partizione di fatto del Sudan, accelerata ad agosto con la proclamazione di un governo parallelo nella città di Nyala, nel Darfur meridionale, sotto il controllo delle RSF.
Gli analisti ritengono che le RSF, impegnate in una guerra civile con l’esercito da oltre due anni e mezzo, potrebbero sfruttare questo slancio per riconquistare terreno anche nella parte orientale del Paese, fino a rilanciare un’offensiva su Khartoum, riconquistata dalle forze armate regolari lo scorso maggio. Alan Boswell, direttore dell’International Crisis Group per il Corno d’Africa, ha dichiarato che «non abbiamo visto alcun segno che la leadership delle RSF si accontenti del solo Sudan occidentale. Finché riceveranno rifornimenti sufficienti per proseguire lo sforzo bellico, sembra che continueranno a intensificare il conflitto».
Nel fine settimana, le RSF hanno registrato progressi nella città strategica di Bara, nel Kordofan settentrionale, a poche ore da Khartoum. Se la presa di El Fasher dovesse rivelarsi un trampolino di lancio per una più ampia espansione territoriale, il quadro del conflitto potrebbe cambiare radicalmente. Da Kuala Lumpur, dove si trova per il vertice dell’ASEAN, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto «gravemente preoccupato» per la situazione a El Fasher ed ha esortato «gli Stati influenti ad agire per impedire atrocità», aggiungendo che «è giunto il momento che la comunità internazionale parli chiaramente a tutti i paesi che stanno interferendo in questa guerra e fornendo armi alle parti in conflitto, affinché smettano di farlo».
Quella che si combatte in Sudan è diventata una guerra per procura, con attori regionali in competizione per le risorse di un Paese ricco d’oro. L’Egitto e altri Stati confinanti sostengono il generale Al-Burhan e il suo governo con sede a Port Sudan, mentre gli Emirati Arabi Uniti e Paesi sotto la loro influenza, come il Ciad, appoggiano Hemedti, già vice di Burhan nella precedente giunta militare. Questo intreccio di influenze esterne fa sì che nessuna potenza abbia oggi la forza di costringere i belligeranti a negoziare.
Il 12 settembre, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti hanno annunciato una roadmap congiunta per porre fine al conflitto, prevedendo una tregua umanitaria di tre mesi seguita da un cessate il fuoco e da un processo di transizione politica. Tuttavia, il piano, già in stallo, rischia di restare l’ennesimo tentativo diplomatico senza effetti sul terreno.
Da quando sono iniziate a giungere notizie della presa di El Fasher da parte delle RSF, le informazioni si sono susseguite in modo frammentato, anche a causa di una mancanza di copertura delle comunicazioni che ha reso difficile riportare chiaramente la situazione sul terreno nel corso di questi due anni e mezzo di conflitto. Il quadro che emerge è quello di una situazione umanitaria estrema, sia per le persone che stanno cercando rifugio fuori dalla città, come nella vicina Tawila, che per le 260.000 persone che si stima siano al suo interno.
La situazione umanitaria in Darfur
Trapelano notizie di violenze ed esecuzioni sommarie. Dopo 18 mesi di combattimenti, il passaggio di El Fasher, ultima città principale del Darfur a essere ancora sotto controllo delle SAF, alle RSF cambia il volto della situazione sul terreno, rafforzando la posizione delle forze paramilitari in Darfur e dando un duro colpo alle operazioni dell’esercito nelle regioni occidentali.
