
Israele affronta critiche internazionali per l’uccisione dei giornalisti di Al-Jazeera a Gaza, mentre il paese si trova in una crescente situazione di isolamento. Le critiche internazionali hanno messo Israele in una posizione di isolamento de facto, se non de iure. Il governo israeliano, guidato da una coalizione di estrema destra, sta affrontando sfide su più fronti, sia nelle relazioni internazionali che in patria.
L’uccisione di alcuni reporter di Al-Jazeera a Gaza, tra cui Anas al-Sharif, ha suscitato indignazione internazionale. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) affermano che Sharif era un membro attivo di Hamas, ricevendo un salario dall’organizzazione. La situazione umanitaria a Gaza è disastrosa, e le proteste sia all’interno dello Stato ebraico che all’estero stanno aumentando a causa dell’annunciato allargamento delle operazioni militari nel nucleo urbano di Gaza City.
Inoltre, i familiari degli ostaggi detenuti da Hamas, dei soldati israeliani uccisi durante la guerra e delle vittime del 7 ottobre hanno indetto uno sciopero generale in tutto il paese per protestare contro la continuazione delle ostilità. A questo clima di incertezza si aggiungono le frizioni interne all’apparato della Difesa per alcune nomine chiave e il crescente sostegno internazionale al riconoscimento della Palestina.
L’attacco che ha provocato la morte dei giornalisti di Al-Jazeera è stato ampiamente condannato a livello internazionale. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha chiesto un’indagine indipendente e imparziale sull’incidente, sottolineando che più di 240 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dall’inizio della guerra. Anche il capo degli Affari esteri dell’Unione Europea ha condannato le uccisioni, chiedendo prove chiare e rispettose dello stato di diritto.
Le IDF respingono le accuse, ribadendo che Sharif era un operativo di Hamas. Tuttavia, non ci sono indicazioni sull’affiliazione degli altri cinque giornalisti uccisi nell’attacco, che ha preso di mira una tenda vicino all’ospedale Shifa di Gaza. Quali che siano le circostanze, l’accaduto rappresenta un ulteriore danno di immagine per il governo israeliano, già oggetto di critiche per la gestione degli aiuti umanitari a Gaza.
La gestione degli aiuti umanitari è passata dalla gestione delle Nazioni Unite alla controversa Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta da Israele e USA. Per rispondere alle pressioni internazionali, il Coordinatore israeliano delle attività governative nei territori (COGAT) ha pubblicato un rapporto secondo cui Hamas avrebbe gonfiato il bilancio delle vittime palestinesi morte per malnutrizione.
La pressione internazionale su Israele continua a crescere, con un numero crescente di paesi che decidono di riconoscere lo Stato di Palestina. Ultimo in ordine di tempo è l’Australia, che ha annunciato che ufficialezzerà la mossa diplomatica all’Assemblea ONU di settembre. Israele si trova sempre più isolato sulla scena internazionale, impegnato a combattere su più fronti e a perdere rapidamente il sostegno alla sua lotta.
C’è scontro tra il ministro della Difesa e il capo di stato maggiore, criticato per aver tenuto discussioni sulla riorganizzazione delle posizioni di vertice delle IDF. Gli attuali protocolli richiedono l’approvazione del ministro della Difesa per le posizioni di alto livello nelle IDF, ma l’attuale querelle rappresenta l’ennesimo episodio di tensione tra i vertici militari e il decisore politico.
Centinaia di piloti in pensione e della riserva dell’aeronautica militare israeliana si riuniranno questa sera davanti al quartier generale delle IDF a Tel Aviv per chiedere la fine della guerra. Centinaia di persone parteciperanno allo sciopero generale indetto per domenica dal Consiglio di ottobre, un gruppo che rappresenta le famiglie colpite dall’attacco di Hamas.
L’obiettivo della manifestazione è protestare contro la continuazione della guerra e contro il piano di prendere il controllo militare di Gaza City. Una mossa che, avvertono, potrebbe mettere in pericolo gli ostaggi ancora detenuti a Gaza e causare ulteriori vittime tra le IDF. Il crescente riconoscimento internazionale della Palestina, per quanto simbolico, aggiunge pressione al governo israeliano.
I malumori dei vertici militari per l’annunciato piano di occupazione totale a Gaza, le critiche internazionali per la situazione umanitaria e l’attacco mortale ai giornalisti di Al-Jazeera stanno contribuendo a un crescente isolamento internazionale di Israele.
