
A un anno dalla caduta di Assad, il governo di Ahmed Al-Sharaa affronta numerose sfide, tra cui lo scontento dei gruppi jihadisti, ex alleati del regime. Gli eventi del 21-24 novembre 2025, con gli scontri attorno al campo jihadista di Harem, nella provincia di Idlib, rappresentano il primo episodio di scontro armato diretto tra le forze armate del nuovo regime e i vecchi alleati jihadisti di Hayat Tahrir al Sham (HTS). Le forze fedeli al governo centrale hanno circondato il campo del noto jihadista Omar Diaby, capo di Firqat al Ghuraba, e dei suoi seguaci, stimati tra 40-50 uomini con famiglie al seguito, per un totale di circa 150 persone. L’accusa a Diaby era di aver rapito una ragazzina, con l’intento di costringerlo a consegnarsi alle nuove autorità. Le autorità hanno sempre proclamato che l’obiettivo non erano i jihadisti stranieri in quanto tali, ma solo Diaby, il quale nega di aver rapito chicchessia e sostiene che la ragazzina aveva cercato rifugio nel campo in seguito a maltrattamenti inflitti dai suoi familiari.
Questo scontro ha coinvolto numerosi altri jihadisti stranieri basati nelle vicinanze, trasformando lo scontro con un piccolo gruppo jihadista indipendente nel primo confronto armato con i vecchi alleati stranieri di Al-Sharaa. Secondo fonti jihadiste, circa 40 tra uzbeki, tajiki, daghestani e ceceni si sono uniti agli uomini di Diaby per difendere il campo. La solidarietà con Diaby si stava estendendo ad altri gruppi di jihadisti arabi, minacciando di diventare un grosso problema per Al-Sharaa. Il 24 ottobre, Al-Sharaa ha ordinato un cessate il fuoco e acconsentito ad una mediazione, a cui partecipano due jihadisti stranieri. Tra i jihadisti stranieri è diffusa la convinzione che il vero bersaglio dell’operazione siano loro, nonostante le rassicurazioni diffuse dal nuovo potere centrale.
Le relazioni tra Al-Sharaa e i jihadisti stranieri
Le relazioni tra Al-Sharaa e i jihadisti stranieri, che sono alcune migliaia, stanno peggiorando. I jihadisti osservano le manovre diplomatiche di Al-Sharaa per assicurarsi l’abolizione delle sanzioni verso la Siria, la concessione di aiuti stranieri e nuovi investimenti. Al-Sharaa negozia con americani, europei, israeliani, russi e cinesi. Questi paesi sono ovviamente le bestie nere dei jihadisti, che sospettano che ciascuno di questi controparti estere stia chiedendo in contropartita ad Al-Sharaa di liberarsi di loro. Nei primi mesi dopo la conquista del potere nel dicembre del 2024, Al-Sharaa aveva cercato di compiacere i suoi alleati stranieri, nominandone alcuni a posizioni elevate nel ministero della difesa e promettendo la naturalizzazione siriana a tutti.
Tuttavia, la costernazione dei jihadisti stranieri di fronte alla condiscendenza di Al-Sharaa verso gli americani e soprattutto verso Israele, nel momento in cui la campagna israeliana a Gaza raggiungeva il suo apice, ha portato Al-Sharaa a offrire nel giugno 2025 la loro integrazione di massa nella nuova 84esima divisione. Questa iniziativa avrebbe consentito ai jihadisti stranieri di diventare una lobby coesa e potente. Tuttavia, la 84esima divisione resta lettera morta, rafforzando la convinzione di molti jihadisti che Al-Sharaa sta diventando sempre più ostile.
La mediazione accettata da Al-Sharaa a Harem
La mediazione accettata da Al-Sharaa a Harem non soddisfa nessuno. Un funzionario del ministero della difesa e membro di HTS ha dichiarato che l’aver accettato una mediazione appariva come una chiara sconfitta di Al-Sharaa, visto che Diaby era accusato di tiranneggiare la popolazione locale. Tuttavia, una delle colpe di Diaby è di continuare a promuovere l’esportazione del jihad oltre la Siria, in contraddizione con gli accordi presi con HTS. Al-Sharaa è apparso debole e i jihadisti stranieri si sentono incoraggiati a resistere. Questi ultimi, d’altra parte, sono anch’essi insoddisfatti. La mediazione in corso viene vista come una mera tregua.
Nei mesi precedenti, alcuni dei jihadisti più critici di Al-Sharaa si stavano rivolgendo ad Al Qa’ida per venire estratti dalla Siria. Un certo numero sembra essere arrivato in Afghanistan nei primi otto mesi del 2025, nonostante i Taliban abbiano proibito ai vari gruppi jihadisti ancora basati in Afghanistan di accettare nuovi arrivi dall’estero. Successive investigazioni hanno confermato alcuni altri arrivi dalla Siria di centro asiatici ed arabi. Tuttavia, gli invii verso l’Afghanistan sono cessati a causa del cambiamento di umore tra i jihadisti stranieri in Siria, dovuto ai ripetuti scontri settari con drusi e alauiti e all’aspettativa di una guerra futura con queste minoranze e con i curdi.
Non è chiaro se l’episodio di Harem abbia ulteriormente rafforzato la fiducia dei jihadisti nel fatto che i giochi in Siria non sono ancora chiusi e dunque abbia rappresentato un ulteriore incentivo a restare, ma almeno in alcuni casi sembra aver avuto l’effetto opposto. Un funzionario dell’Emirato dei Taliban in Afghanistan ha confermato che in settembre un lento flusso di arrivi di jihadisti centro-asiatici dalla Siria era ripreso.
La situazione in Siria
L’opinione che la Siria non sia perduta alla causa della jihad globale è condivisa dallo Stato Islamico, la cui propaganda mediatica sta avendo più riscontro sulla Siria che su qualsiasi altra sua area di attività. L’impatto della scissione da HTS del Saraya Ansar al-Sunnah (Brigate dei Sostenitori della Sunna) in febbraio è difficile valutare, ma ci sono pochi dubbi che il gruppo sia vicino allo Stato Islamico.
Guidate da Abu Aisha al Shami, già incaricato del reclutamento di cellule terroristiche per conto di HTS nel territorio controllato da Assad, le Brigate hanno rivendicato attacchi di tipo settario. Fonti governative siriane dipingono il gruppo come un fronte dello Stato Islamico, che cercherebbe di attrarre disertori di HTS senza esporsi direttamente, visti i trascorsi di acerrima ostilità tra i due gruppi.
Il sostegno allo Stato Islamico
Non c’è dubbio però che Saraya Ansar al-Sunnah sia uno dei pochi gruppi jihadisti che ricevano il sostegno diretto della propaganda dello Stato Islamico. Fonti all’interno della branca del Khorasan dello Stato Islamico, attiva soprattutto in Afghanistan e Pakistan, confermano che i loro finanziamenti provenienti dalla struttura centrale dello Stato Islamico si sono ridotti a vantaggio della branca siriana.
La situazione per Al-Sharaa
Per Al-Sharaa, stretto tra minoranze in corso di mobilitazione contro i suoi progetti centralizzatori e tra i duri tra i suoi alleati, il futuro non si presenta facile.
