
La parata militare di Pechino per la ‘Giornata della vittoria’ è uno spettacolo di forza, pensato tanto per l’opinione pubblica cinese quanto per il pubblico internazionale. Questo evento riflette i danni inflitti all’Occidente dal bullismo di Trump, con sorrisi e strette di mano che hanno lasciato il posto a missili e carri armati. Il passaggio dal clima distensivo e amichevole di Tianjin a quello militaresco di Pechino è stato repentino. I leader e capi di stato che avevano partecipato al vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) si sono trasferiti nella capitale cinese per assistere alle celebrazioni per gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Xi Jinping ha descritto la Cina come “una forza per la pace mondiale” in opposizione all’egemonismo. “La nazione cinese è una grande nazione che non teme la tirannia e resta salda sulle proprie gambe” ha dichiarato il presidente dal podio della Porta di Tiananmen, allestito sotto un grande ritratto di Mao Zedong. Tracciando una linea retta tra i sacrifici della Seconda guerra mondiale e le sfide che la Cina afferma di dover affrontare, ha aggiunto: “Quando in passato si è trovato di fronte a una lotta all’ultimo sangue tra giustizia e male, luce e oscurità, progresso e reazione, il popolo cinese si è unito nell’odio per il nemico e si è ribellato”. Allo stesso modo “Oggi, l’umanità si trova ancora una volta di fronte a scelte cruciali: pace o guerra? Dialogo o scontro? Cooperazione vantaggiosa per tutti o rivalità a somma zero? Il popolo cinese è fermamente dalla parte giusta della storia e dalla parte della civiltà e del progresso umano”.
Il discorso di Xi non è rimasto senza risposta. Pochi minuti dopo l’inizio della cerimonia, il presidente Trump è intervenuto da Washington accusandolo di aver ignorato il ruolo dell’America nel sostenere la Cina durante la guerra. Su Truth Social, il tycoon ha scritto che la “grande domanda” era se Xi avrebbe “menzionato l’enorme quantità di sostegno e ‘sangue’ che gli Stati Uniti d’America hanno offerto alla Cina per aiutarla a garantire la sua libertà da un invasore straniero molto ostile”. Poi l’affondo: “Vi prego di porgere i miei più sentiti saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America”.
La presenza di Putin sia al vertice SCO sia alla parata militare ha provocato le ire del tycoon, poiché ha mostrato quanto fossero inopportune e malriposte le sue aperture nei confronti di Mosca. I tentativi del tycoon di allontanare la Russia dalla Cina sembrano essere naufragati miseramente e, al contrario di quanto Trump avrebbe sperato, Putin e Xi hanno cercato di ‘allineare’ le loro memorie presentando il sacrificio dei rispettivi Paesi nella Seconda Guerra mondiale come giustificazione per rivendicare maggior voce in capitolo nel futuro ordine internazionale. Un’operazione diplomatica, da Tianjin a Tienanmen, impensabile solo cinque anni fa.
La parata, durata 70 minuti, ha mostrato l’intera gamma della modernizzazione militare cinese: carri armati, droni, missili a lungo raggio, aerei stealth e persino armi nucleari tattiche. La presenza di Kim Jong Un – prima volta in 66 anni di un leader nordcoreano a una parata cinese – ha rafforzato l’impressione di un nuovo asse autoritario, soprattutto alla luce della cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang nella guerra in Ucraina. Tuttavia, non bisogna pensare che tutti i partecipanti alla grande festa di Xi Jinping condividano la stessa linea. La SCO è ben lontana dall’essere un’alleanza in stile NATO e, a parte il fattore unificante dell’opposizione o del disagio nei confronti dell’America di Trump, questi paesi hanno spesso poco in comune. I vicini cinesi hanno guardato sfilare i missili e gli altri armamenti più recenti dell’esercito popolare di Liberazione con sentimenti decisamente contrastanti, se non di timore.
Eppure, mentre Washington fa a brandelli alleanze e partnership di lungo periodo, la propaganda cinese per un nuovo ordine globale più equilibrato e stabile trova terreno fertile. La lista degli invitati di Xi a Pechino non prova che la Cina sia già al comando di un nuovo ordine mondiale, ma dimostra quanto danno Trump stia arrecando agli interessi americani.
La parata a Tiananmen, ufficialmente dedicata alla vittoria sul Giappone nella Seconda guerra mondiale, non va letta soltanto come una prova di forza militare o come una dimostrazione della formazione di nuove alleanze. L’elemento centrale di questo evento non è stato l’aspetto bellico in sé, bensì la tecnologia, presentata come protagonista assoluta.
La parata si inserisce a pieno titolo in una più ampia campagna, ormai di lunga data, rivolta tanto all’interno del paese quanto al resto del mondo, che mira a consacrare il ruolo della Cina come potenza tecnologica senza rivali. In questo senso, la parata si contrappone simbolicamente al cosiddetto ‘secolo delle umiliazioni’, trasformando un passato di vulnerabilità in un presente di nuova affermazione internazionale.
Lo stesso messaggio è ribadito dalle sale del Museo Nazionale, che si affacciano sulla piazza, dove l’identità cinese viene oggi narrata quasi esclusivamente attraverso la storia del suo avanzamento tecnologico.
