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The Olive Tree War in the West Bank

In the West Bank, Israeli settler attacks on Palestinians during olive harvests have reached record levels, with over 260 incidents in a month and 1,500 in a year. The UN denounces the impunity of the aggressors, criticizing the Israeli
Burned olive groves and masked attackers injure Palestinian harvesters.

Contadini palestinesi feriti, uliveti incendiati, villaggi sotto assedio. Nella stagione della raccolta delle olive, gli attacchi dei coloni israeliani raggiungono livelli record, trasformando l’ulivo, simbolo di pace e identità, in emblema di una terra sempre più contesa. Attacchi sistematici, coordinati e diffusi hanno causato feriti, arresti e ingenti danni materiali in diverse aree della Cisgiordania occupata. Le Nazioni Unite denunciano che il mese di ottobre ha registrato il più alto numero di attacchi dal 2006, con oltre 260 episodi, una media di otto al giorno. Questa ondata di violenze coincide con la stagione della raccolta delle olive, quando i palestinesi si dirigono verso i loro terreni agricoli intorno alle città e ai villaggi.

Le immagini circolate mostrano decine di uomini mascherati su una collina a est di Tulkarem, attacchi a magazzini palestinesi e camion dati alle fiamme. Nel villaggio beduino di Deir Sharaf, tende in fiamme e grida di donne in sottofondo sono la testimonianza visiva della violenza. Gli attacchi sono parte di una campagna di intimidazione e terrore. In un raro intervento delle forze dell’ordine israeliane, l’esercito ha arrestato diversi civili israeliani, ma è stato poi attaccato dai coloni, con il veicolo danneggiato. La polizia israeliana ha dichiarato l’arresto di quattro sospettati.

La raccolta delle olive: un evento annuale cruciale per i palestinesi

La raccolta delle olive è un evento annuale cruciale per i palestinesi e una fonte di reddito importante per molte famiglie. Tuttavia, da anni coincide con un aumento esponenziale degli attacchi da parte dei coloni israeliani. Quest’anno, secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha), la violenza dei coloni ha raggiunto livelli di sistematicità senza precedenti: circa 150 attacchi documentati, con oltre 140 palestinesi feriti e oltre 4200 alberi vandalizzati in 77 villaggi. Dall’inizio dell’anno, gli attacchi registrati in Cisgiordania sono stati circa 1500.

Il funerale del tredicenne Aysam Mualla

Centinaia di persone hanno partecipato al funerale del tredicenne Aysam Mualla a Beita, vicino Nablus. Il ragazzo era in coma dopo aver inalato gas lacrimogeni sparati dalle Forze di difesa israeliane mentre gli abitanti del villaggio raccoglievano le olive vicino all’avamposto dei coloni di Evyatar. Ocha ha riportato che ogni cinque palestinesi uccisi dalle forze israeliane nel 2025 in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, uno era un minore.

Accuse di complicità dell’esercito israeliano

Un editoriale di un quotidiano israeliano denuncia la complicità dell’esercito israeliano nelle violenze: “Tali incidenti sono resi possibili dal fatto che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) restano a guardare e non fanno nulla per reprimere la violenza e proteggere le persone sotto attacco”. Il quotidiano sottolinea che tra i rivoltosi ci sono soldati in uniforme e membri delle squadre di sicurezza degli insediamenti, che sfruttano le uniformi e le armi fornite loro per autodifesa per attaccare i palestinesi.

La disoccupazione e la povertà in Cisgiordania

Il servizio di sicurezza interna israeliano, lo Shin Bet, ha lanciato l’allarme: la disoccupazione di massa, il fallimento dei servizi e l’aggravarsi della povertà tra i circa 3 milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania, sotto occupazione militare dal 1967, potrebbero alimentare una nuova spirale di violenze e un collasso dell’Autorità nazionale palestinese.

La Banca Mondiale e l’economia palestinese

Nel 2024, la Banca Mondiale ha dichiarato che l’economia della Cisgiordania si è contratta del 17%. Se l’economia palestinese dovesse crollare completamente, porterebbe solo a ulteriore disperazione. Le persone disperate fanno cose disperate. Secondo i dati dell’Unione degli agricoltori palestinesi (Upf), circa il 60% degli olivicoltori non ha potuto raccogliere nel 2023 e nel 2024. Quest’anno le previsioni sono ancora più fosche e si presume che la raccolta sarà impedita a 7 olivicoltori su 10.

L’impatto economico è molto negativo per tutti, ma c’è di più: l’ulivo per i palestinesi non è solo un albero. È una fonte di vita, una fonte di pace. Coltiviamo ulivi in Palestina da migliaia di anni. Fa parte della nostra cultura e della nostra esistenza.

Gli ulivi sono piante secolari, quando non millenarie, presenti in questo luogo da sempre. Sono alberi quasi sacri per i palestinesi: li tengono radicati alla terra e ne testimoniano la loro storica presenza. Oltre che un’importante voce della fragile economia locale palestinese, sono quindi un forte simbolo di identità nazionale.

La lotta per la sopravvivenza

L’intensificarsi degli attacchi agli uliveti da parte dei coloni nella Cisgiordania occupata è altrettanto simbolico e significativo. Il messaggio che la componente più estremista israeliana vuole fare arrivare ai palestinesi è netto: non vi vogliamo in questa terra perché è totalmente nostra, e della vostra identità e sussistenza non ci interessa granché.

UN officials condemn Israeli military actions amidst protests.