
Il presidente americano Donald Trump riceve l’omologo russo Vladimir Putin con tutti gli onori, riabilitandolo dopo anni di isolamento, ma senza ottenere impegni concreti verso la pace in Ucraina. Le armi in Ucraina non tacciono, almeno per ora. Durante il summit tra Trump e Putin in Alaska, le discussioni sono state rispettose e cordiali, ma non hanno portato a nessun accordo per la fine della guerra.
Al termine del faccia a faccia, durato circa tre ore e culminato in una conferenza stampa congiunta, è emerso chiaramente che Putin è stato accolto con tutti gli onori dovuti a un Capo di Stato, nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale che pende sul suo capo, e senza dare nulla in cambio né fornire alcun impegno formale per la pace. Trump, parlando dopo Putin e per meno tempo, ha implicitamente ammesso il mancato raggiungimento degli obiettivi auspicati. Nessun cessate il fuoco, nessun progresso tangibile da registrare.
Durante il volo verso Anchorage, Trump aveva indicato la fine della guerra come scopo principale del vertice, sottolineando che un fallimento lo avrebbe lasciato insoddisfatto. Tuttavia, il risultato dell’incontro non sembra averlo appagato. I media americani e internazionali lo hanno descritto come “stanco e deluso”, mentre riconoscono a Putin il ruolo di vincitore morale del summit. Il leader russo è stato accolto con grande riguardo da Trump e, durante le dichiarazioni pubbliche, è stato più volte chiamato per nome, “Vladimir”, dall’omologo americano.
I due leader si sono scambiati generosamente sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle, in un clima di cordialità in netto contrasto con il momento assolutamente negativo nelle relazioni bilaterali tra USA e Russia.
Durante la conferenza stampa congiunta al termine del vertice, i reporter internazionali hanno iniziato a capire che qualcosa era andato storto, o comunque non nel senso sperato da Trump. Putin ha preso la parola per primo, parlando per quasi nove minuti, contro i pochi minuti del presidente statunitense, segnando simbolicamente un ritorno significativo nell’agone internazionale accanto a un leader USA dopo sette anni, di cui tre segnati dalla guerra in Ucraina iniziata a febbraio 2022.
Il capo del Cremlino si è detto fiducioso che si possa arrivare alla pace, auspicando che gli europei non la ostacolino. I due hanno parlato genericamente di progressi e di dialogo costruttivo, ma nessuna intesa sulla guerra. Trump ha sintetizzato efficacemente la situazione usando una tautologia: “Non c’è accordo finché non c’è un accordo”.
L’esito interlocutorio del summit non era del tutto imprevedibile. Al netto delle dichiarazioni di Trump sull’aereo presidenziale prima di incontrare Putin, nei giorni scorsi il suo entourage ha lavorato duramente per ridimensionare le aspettative e la portata del vertice, parlando di “esercizio di ascolto”, piuttosto che di un momento decisivo per porre fine alla guerra in Ucraina.
L’ipotesi dello ‘scambio di territori’ ventilata alla vigilia come base per i negoziati era stata ridimensionata dopo la chiamata fra Trump e i leader europei, dove è stato ribadito che non si può discutere dei territori ucraini senza gli ucraini. Trump dovrebbe sentire nuovamente gli interlocutori europei alla luce dell’incontro con Putin. Alle prime luci del mattino ha già sentito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre era ancora a bordo dell’Air Force One.
Il presidente ucraino ha annunciato che lunedì sarà alla Casa Bianca per confrontarsi con Trump. I media internazionali concordano sul fatto che il leader del Cremlino è chiaramente rafforzato dal vertice. Alcuni parlano di “trionfo” di Putin, altri di “ritorno spettacolare” sulla scena internazionale, mentre altri ancora descrivono il leader russo come “uscito dall’isolamento internazionale”.
Decisamente pessimista è chi scrive di un summit “ripugnante, vergognoso e inutile”, che Putin “ha sicuramente amato”. A riprova del fatto che la pace in Ucraina è ancora estremamente lontana, stanotte la Russia ha sferrato un attacco con 85 droni e un missile balistico contro l’Ucraina, proprio mentre Trump e Putin si incontravano in Alaska.
Secondo l’aeronautica ucraina, i bersagli erano le regioni di Sumy, Donetsk, Chernihiv e Dnipropetrovsk. Le difese aeree di Kiev hanno abbattuto 61 droni. I sistemi antiaerei russi, invece, hanno abbattuto almeno 29 droni ucraini in diverse regioni e sopra il Mar d’Azov.
Il ministero della Difesa russo ha comunicato che gli attacchi sono avvenuti tra mezzanotte e le 3:30 (ora di Mosca). Stando ai dati, 10 droni sono stati distrutti a Rostov, 9 a Stavropol, 4 a Kursk, uno ciascuno a Belgorod, Bryansk e Krasnodar, e altri 3 sul Mar d’Azov.
La first lady USA, Melania Trump, avrebbe sollevato la spinosa questione dei bambini vittime della guerra in Ucraina e in Russia in una lettera a Putin, consegnata dal marito all’omologo russo. Andriy Yermak, capo dell’ufficio della presidenza ucraina, ha ringraziato la signora Trump per la sua leadership, in quella che ad alcuni è sembrata una velata critica all’atteggiamento troppo remissivo del marito nei confronti dell’omologo russo.
Le immagini da Anchorage restituiscono l’idea di un Putin che ha dominato la scena e di un Trump reticente e vago, anche nel dare informazioni sul vertice. È un dato preoccupante. Le aspettative non erano elevatissime, anche perché lo stesso Trump aveva dichiarato che si trattava di un summit conoscitivo per sondare la situazione.
Il fatto che non abbiano citato neanche uno dei punti concreti oggetto di discussione è molto preoccupante. Occorrerà aspettare che Trump senta gli alleati per sapere qualcosa di più, ma al momento l’immagine che emerge è quella di una prova di forza di Putin, che se la rivenderà bene sia a livello interno che nel Sud Globale, e di un buco nell’acqua per Trump.
