
Il vertice di Anchorage non è stato né Yalta né Monaco. Tra ambizioni personali, propaganda e realismo, la sfida resta costruire una pace giusta senza cedere alla narrativa russa. La sfida è complessa e richiede un atteggiamento socratico, riconoscendo l’incertezza su cosa sia realmente accaduto. Questa incertezza è caratteristica dei nostri tempi e, in particolare, della presidenza Trump. Le impressioni e l’esperienza personale diventano cruciali in assenza di informazioni chiare. Le riunioni del Consiglio Atlantico, le dichiarazioni dell’intelligence americana e le interazioni con i leader mondiali offrono un quadro più completo degli eventi.
Il 24 febbraio 2022, l’aggressione russa all’Ucraina ha riempito le strade dell’Occidente di bandiere ucraine, rendendo evidente l’attacco. Le riunioni d’emergenza e i colloqui con i massimi responsabili dell’intelligence americana hanno evidenziato l’intenzione russa di attaccare militarmente, nonostante la diffidenza degli ucraini e di molti altri. Il principio della sovranità ucraina nel determinare il proprio futuro è fondamentale e deve guidare l’interpretazione degli eventi. Tuttavia, la percezione dei fatti, specialmente quando sono inconcludenti, determina non solo l’interpretazione ma anche la sostanza degli eventi.
La sfida del cambiamento climatico e le nuove rotte commerciali
Il vertice di Anchorage ha ricordato la sfida del cambiamento climatico e le nuove rotte commerciali che potrebbero emergere attraverso lo stretto di Bering. È fondamentale rafforzare le rotte dell’Indo-Mediterraneo e mantenere l’unità dell’Occidente per garantire una convivenza pacifica secondo il diritto internazionale e conservare il ruolo negli equilibri mondiali.
La percezione è cruciale
Durante le riunioni alla NATO, si discuteva dell’Ucraina senza la presenza di un rappresentante ucraino, il che è normale in contesti internazionali. Tuttavia, è essenziale che le decisioni non vengano prese in assenza degli interessati. Anchorage non è stata Yalta. La conferenza di Yalta, con la partecipazione di Stalin, Roosevelt e Churchill, ha deciso l’assetto dell’Europa sulla testa degli europei. Ad Anchorage, Trump e Putin hanno parlato per circa tre ore, un confronto molto diverso da quello di Yalta.
La Russia e l’Ucraina
La Russia non ha ancora occupato gran parte dell’Ucraina, nonostante le sconfitte sul terreno e la rinuncia agli obiettivi iniziali della guerra. La resistenza ucraina, il coraggio di Zelensky e gli aiuti occidentali hanno impedito un collasso. Se l’Occidente dovesse abbandonare gli amici, le conseguenze sarebbero disastrose. La percezione di debolezza occidentale potrebbe incoraggiare altri attori a sfidare l’Occidente, come è successo con il ritiro dall’Afghanistan.
La pace giusta
L’obiettivo è una “pace giusta”, che deve essere concreta e possibile. Ogni guerra, in assenza di un chiaro vincitore, si deve concludere con un compromesso. La pace giusta richiede un realismo fondamentale nell’attività politica. La partita si gioca nei tempi lunghi, con Putin e Trump come protagonisti, ma anche con altri attori globali come Zelensky, l’Europa, la Cina e il resto del mondo.
La sfida del cambiamento climatico e le nuove rotte commerciali
Il vertice di Anchorage ha ricordato la sfida del cambiamento climatico e le nuove rotte commerciali che potrebbero emergere attraverso lo stretto di Bering. È fondamentale rafforzare le rotte dell’Indo-Mediterraneo e mantenere l’unità dell’Occidente per garantire una convivenza pacifica secondo il diritto internazionale e conservare il ruolo negli equilibri mondiali.
