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Da Gaza a Yemen: Israele non si ferma.

Raid israeliani a Gaza e Yemen lasciano 20 morti, tra cui 5 giornalisti a Gaza. Israele pianifica un'invasione nella città di Gaza e bombarda Sana'a dopo l'attacco Houthi. Israele si scusa per i danni civili nello Yemen. Gli Houthi
Veicoli militari danneggiati e edifici distrutti in zone di conflitto.

Raid israeliani hanno colpito un ospedale nella Striscia di Gaza e la capitale yemenita, Sanaa. Nel primo attacco, 20 persone sono state uccise, tra cui cinque giornalisti. Israele continua l’offensiva nella Striscia di Gaza e le operazioni nei Paesi vicini in attesa della riunione del gabinetto politico di sicurezza di martedì, chiamata ad approvare i piani per l’invasione di Gaza City.

Questa mattina, fonti palestinesi hanno denunciato un attacco all’ospedale Nasser, nei pressi della città di Khan Yunis. Secondo i lavoratori dell’ospedale, le esplosioni hanno coinvolto cinque giornalisti palestinesi che lavoravano per agenzie internazionali come Reuters, Associated Press e Al Jazeera. Nella giornata di domenica, l’aviazione israeliana ha colpito la città yemenita di Sanaa in risposta a un attacco missilistico lanciato dagli Houthi nella notte di venerdì. Il presidente israeliano ha dichiarato che Israele risponderà a qualsiasi attacco.

Il ministero della salute di Gaza ha riferito che l’ospedale Nasser è stato colpito da due missili successivi: il primo ha centrato il quarto piano dell’edificio, mentre il secondo ha colpito i soccorritori che sopraggiungevano dopo la prima esplosione. Anche l’organizzazione sanitaria della Mezza Luna Rossa Palestinese ha denunciato che un proprio medico è rimasto ferito mentre assisteva i sopravvissuti della prima esplosione.

Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno confermato di aver effettuato un attacco nell’area, respingendo però l’accusa di colpire deliberatamente i giornalisti. “L’IDF si scusa per ogni danno ai civili non coinvolti e non attacca direttamente i giornalisti”, si legge in un comunicato, nel quale si precisa l’apertura di un’inchiesta per comprendere l’accaduto. Tuttavia, sono 274 gli operatori dell’informazione uccisi dall’inizio del conflitto.

A seguito del bombardamento odierno, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha reiterato la propria richiesta di sanzionare Israele e imporre un embargo sui rifornimenti militari al Paese. Nella giornata di domenica, l’aviazione israeliana ha anche bombardato la capitale yemenita Sanaa, colpendo il palazzo presidenziale, due centrali elettriche e un deposito di carburante. Secondo il Ministero della salute Houthi, sette persone sono morte nell’attacco, a cui si aggiungono altri 86 feriti.

Gli Houthi hanno ripetutamente lanciato attacchi con missili e droni contro Israele dal 2023 in risposta all’invasione di Gaza. La maggior parte di questi attacchi è stata intercettata, ma gli scambi hanno reso evidente come il conflitto abbia implicazioni ben oltre la Striscia. L’operazione di Tel Aviv arriva dopo che venerdì gli Houthi hanno lanciato per la prima volta un missile equipaggiato con una bomba a grappolo. Questo tipo di munizioni è vietato da oltre 100 paesi.

Nonostante la risposta israeliana, gli Houthi hanno già annunciato che continueranno le operazioni militari in supporto ai Palestinesi. Gli scambi fra i due Paesi non sembrano aver messo in discussione la tregua raggiunta a maggio fra gli Houthi e gli Stati Uniti, dopo che questi avevano condotto in Yemen centinaia di raid aerei.

Operazioni dell’esercito israeliano sono state rilevate anche nella vicina Siria. La televisione di stato siriana ha riferito che 11 veicoli militari e 60 soldati dell’IDF sono entrati nella zona di Beit Jinn, nel sud del Paese. Una presenza già documentata a giugno, quando l’esercito israeliano ha dichiarato di aver arrestato militanti di Hamas attivi nella zona.

Uno spiraglio arriva invece dal Libano: Israele ha dichiarato di essere disposto a diminuire la propria presenza militare nel sud del Paese se l’esercito libanese ottenesse il disarmo della milizia sciita filoiraniana di Hezbollah. L’apertura israeliana arriva dopo che il governo di Beirut ha deciso di controllare la presenza delle armi nell’area, nonostante Hezbollah abbia rifiutato ogni richiesta di disarmo.

Nella sua dichiarazione, il primo ministro israeliano non ha chiarito esplicitamente se l’esercito israeliano si ritirerà dalle cinque posizioni che ha occupato dopo aver siglato il cessate il fuoco con Hezbollah lo scorso novembre.

Intanto, sabato Israele ha iniziato a colpire con bombardamenti e carri armati le parti a nord e a est di Gaza City, in preparazione all’occupazione annunciata la scorsa settimana. Gli Houthi rimangono una spina nel fianco per Israele. Nonostante Tel Aviv abbia più volte bombardato le loro postazioni, il gruppo yemenita riesce, di tanto in tanto, a penetrare le difese aeree israeliane, utilizzando anche armi nuove come il missile che venerdì trasportava bombe a grappolo e non è stato intercettato.

Per gli Houthi, attaccare Israele e gli interessi israeliani rimane un efficace strumento politico-propagandistico, utile per rinsaldare la presa sul nordovest del paese.

Con l’attacco al compound presidenziale, Israele punta a eliminare la leadership del gruppo, ma gli Houthi sono una famiglia e questa è già la seconda generazione. Lo scontro tra Houthi e Israele allontana il cessate il fuoco in Yemen e oscura, sui media, il racconto della crisi in Yemen, dove per l’Onu quasi 20 milioni di abitanti necessitano di aiuti umanitari e l’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli di emergenza.

I missili Houthi e gli attacchi aerei israeliani in mezzo alla condanna internazionale.