
Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, tutti i Paesi membri della NATO hanno raggiunto la soglia del 2% del PIL destinata alla difesa, almeno stando alle stime ufficiali per il 2025. Questo risultato è stato annunciato al vertice de L’Aia di giugno e include un nuovo obiettivo del 5%, necessario per placare le richieste del presidente statunitense. Poco più di un anno fa, lo stesso presidente aveva avvertito che avrebbe “incoraggiato i russi a fare ciò che volevano” con gli alleati NATO inadempienti, chiarendo che “di certo non li difenderò”. Il target raggiunto da tutti e il nuovo obiettivo accordato possono quindi essere considerati sia tra i successi del presidente che tra i compromessi concessi dai Paesi europei per garantirsi nel breve termine la protezione atlantica.
Resta però la domanda: come i 13 alleati che ancora mancavano all’appello hanno raggiunto il 2%? I dati pubblicati annualmente dalla NATO mostrano che sette Paesi si collocano esattamente al 2% di spesa, precisi al decimale, e altri 10 si trovano tra il 2 e il 2,06. Appare chiara l’intenzione primaria di centrare il target per le esigenze politiche già descritte. Meno chiaro invece come saranno impiegati i fondi aggiuntivi stanziati dagli Stati.
La spesa militare della NATO
L’Alleanza atlantica distingue quattro macro-categorie di spesa: equipaggiamento (sistemi d’arma e la connessa ricerca e sviluppo), personale (stipendi e pensioni del personale militare e civile delle forze armate), infrastrutture (radar, reti di comunicazione, basi, aeroporti militari, depositi di carburante, ecc.) e una voce residuale denominata “Altro” (manutenzione e altre spese collaterali non contabilizzate nelle altre categorie). Lo sforzo dell’Alleanza atlantica è di rendere il più possibile comparabili le voci di spesa nazionali, ma non sempre questo è possibile. La NATO, d’altronde, non pubblica la metodologia completa secondo la quale le spese segnalate dai Paesi vengono contabilizzate.
Un pattern emergente mostra che i 13 Stati che nel 2024 erano ancora sotto il 2% hanno centrato l’obiettivo riducendo la quota di spesa destinata all’equipaggiamento e al personale, e aumentando quella dedicata alle voci residue. Questo approccio ha portato a una riduzione della trasparenza, poiché solo una parte dei maggiori fondi è destinata al potenziamento delle immediate capacità di difesa e deterrenza.
Per esempio, per il Belgio la categoria “Altro” rappresenta quasi la metà della spesa complessiva, per la Bulgaria è raddoppiata in un solo anno, mentre l’incremento per Slovenia e Italia è attorno al 70 per cento. Le cronache non sono rassicuranti: il Governo italiano ha raggiunto il 2% attraverso la contabilizzazione delle spese per la Guardia di Finanza e della Guardia costiera – come già fatto da altri Paesi – che finora risultavano escluse. Lo stesso ha fatto il Canada.
La spesa militare dei Paesi del fianco est
In senso opposto vanno i Paesi che formano il fianco est dell’Alleanza. Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia hanno ridotto, o al più mantenuto stabile, il peso della voce “Altro”. Le loro risorse si stanno invece concentrando soprattutto sull’equipaggiamento, la componente più direttamente collegata al rafforzamento della difesa territoriale e delle capacità di deterrenza.
La NATO distingue quattro macro-categorie di spesa: equipaggiamento, personale, infrastrutture e una voce residuale denominata “Altro”. L’equipaggiamento include sistemi d’arma e la ricerca e sviluppo connessa, mentre il personale comprende stipendi e pensioni del personale militare e civile delle forze armate. Le infrastrutture includono radar, reti di comunicazione, basi, aeroporti militari e depositi di carburante. La categoria “Altro” copre manutenzione e altre spese collaterali non contabilizzate nelle altre categorie. L’Alleanza atlantica cerca di rendere le voci di spesa nazionali il più possibile comparabili, ma non sempre è possibile. La NATO non pubblica la metodologia completa per la contabilizzazione delle spese segnalate dai Paesi, il che rende difficile una valutazione precisa.
Un pattern emergente
Un pattern emergente mostra che i 13 Stati che nel 2024 erano ancora sotto il 2% hanno centrato l’obiettivo riducendo la quota di spesa destinata all’equipaggiamento e al personale, e aumentando quella dedicata alle voci residue. Questo approccio ha portato a una riduzione della trasparenza, poiché solo una parte dei maggiori fondi è destinata al potenziamento delle immediate capacità di difesa e deterrenza. Per esempio, per il Belgio la categoria “Altro” rappresenta quasi la metà della spesa complessiva, per la Bulgaria è raddoppiata in un solo anno, mentre l’incremento per Slovenia e Italia è attorno al 70 per cento.
Il Governo italiano e il Canada
Il Governo italiano ha raggiunto il 2% attraverso la contabilizzazione delle spese per la Guardia di Finanza e della Guardia costiera, che finora risultavano escluse. Lo stesso ha fatto il Canada. In contrasto, i Paesi del fianco est dell’Alleanza, come Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia, hanno ridotto o mantenuto stabile il peso della voce “Altro”. Le loro risorse si stanno concentrando soprattutto sull’equipaggiamento, la componente più direttamente collegata al rafforzamento della difesa territoriale e delle capacità di deterrenza.
