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NATO au 2% : Trump et ses tours de passe-passe comptables ?

Tous les pays de l'OTAN ont atteint les 2 % du PIB pour la défense pour apaiser Donald Trump. Cela inclut l'équipement, le personnel et les infrastructures. Certains pays ont augmenté les dépenses résiduelles. L'Italie et le Canada ont
Les graphiques en barres et les graphiques en secteurs illustrent les débouchés de la dépense de défense de l'

Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, tutti i Paesi membri della NATO hanno raggiunto la soglia del 2% del PIL destinata alla difesa, almeno stando alle stime ufficiali per il 2025. Questo risultato è stato annunciato al vertice de L’Aia di giugno e include un nuovo obiettivo del 5%, necessario per placare le richieste del presidente statunitense. Poco più di un anno fa, lo stesso presidente aveva avvertito che avrebbe « incoraggiato i russi a fare ciò che volevano » con gli alleati NATO inadempienti, chiarendo che « di certo non li difenderò ». Il target raggiunto da tutti e il nuovo obiettivo accordato possono quindi essere considerati sia tra i successi del presidente che tra i compromessi concessi dai Paesi europei per garantirsi nel breve termine la protezione atlantica.

Resta però la domanda: come i 13 alleati che ancora mancavano all’appello hanno raggiunto il 2%? I dati pubblicati annualmente dalla NATO mostrano che sette Paesi si collocano esattamente al 2% di spesa, precisi al decimale, e altri 10 si trovano tra il 2 e il 2,06. Appare chiara l’intenzione primaria di centrare il target per le esigenze politiche già descritte. Meno chiaro invece come saranno impiegati i fondi aggiuntivi stanziati dagli Stati.

L’Alleanza atlantica distingue quattro macro-categorie di spesa: equipaggiamento (sistemi d’arma e la connessa ricerca e sviluppo), personale (stipendi e pensioni del personale militare e civile delle forze armate), infrastrutture (radar, reti di comunicazione, basi, aeroporti militari, depositi di carburante, ecc.) e una voce residuale denominata « Altro » (manutenzione e altre spese collaterali non contabilizzate nelle altre categorie). Lo sforzo dell’Alleanza atlantica è di rendere il più possibile comparabili le voci di spesa nazionali, ma non sempre questo è possibile. La NATO, d’altronde, non pubblica la metodologia completa secondo la quale le spese segnalate dai Paesi vengono contabilizzate. Tenendo conto di questo caveat, è comunque possibile individuare un pattern: i 13 Stati che nel 2024 erano ancora sotto il 2% hanno centrato l’obiettivo riducendo la quota di spesa destinata all’equipaggiamento e al personale, e aumentando quella invece dedicata alle voci residue.

Solo una parte dei maggiori fondi è destinata al potenziamento delle immediate capacità di difesa e deterrenza. Benché anche le spese ancillari possano rivelarsi utili, di certo è venuta parzialmente meno la trasparenza. Per il Belgio, per esempio, la categoria « Altro » rappresenta quasi la metà della spesa complessiva, per la Bulgaria è raddoppiata in un solo anno, mentre l’incremento per Slovenia e Italia è attorno al 70 per cento. Le cronache non sono rassicuranti: il Governo italiano ha raggiunto il 2% attraverso la contabilizzazione delle spese per la Guardia di Finanza e della Guardia costiera – come già fatto da altri Paesi – che finora risultavano escluse. Lo stesso ha fatto il Canada.

In senso opposto vanno i Paesi che formano il fianco est dell’Alleanza. Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia hanno ridotto, o al più mantenuto stabile, il peso della voce « Altro ». Le loro risorse si stanno invece concentrando soprattutto sull’equipaggiamento, la componente più direttamente collegata al rafforzamento della difesa territoriale e delle capacità di deterrenza.

La NATO distingue quattro macro-categorie di spesa: equipaggiamento, personale, infrastrutture e una voce residuale denominata « Altro ». L’equipaggiamento include sistemi d’arma e la ricerca e sviluppo connessa, mentre il personale comprende stipendi e pensioni del personale militare e civile delle forze armate. Le infrastrutture includono radar, reti di comunicazione, basi, aeroporti militari e depositi di carburante. La categoria « Altro » copre manutenzione e altre spese collaterali non contabilizzate nelle altre categorie. L’Alleanza atlantica cerca di rendere le voci di spesa nazionali il più possibile comparabili, ma non sempre è possibile. La NATO non pubblica la metodologia completa per la contabilizzazione delle spese segnalate dai Paesi, il che rende difficile una valutazione precisa.

Un pattern emergente mostra che i 13 Stati che nel 2024 erano ancora sotto il 2% hanno centrato l’obiettivo riducendo la quota di spesa destinata all’equipaggiamento e al personale, e aumentando quella dedicata alle voci residue. Questo approccio ha portato a una riduzione della trasparenza, poiché solo una parte dei maggiori fondi è destinata al potenziamento delle immediate capacità di difesa e deterrenza. Per esempio, per il Belgio la categoria « Altro » rappresenta quasi la metà della spesa complessiva, per la Bulgaria è raddoppiata in un solo anno, mentre l’incremento per Slovenia e Italia è attorno al 70 per cento.

Il Governo italiano ha raggiunto il 2% attraverso la contabilizzazione delle spese per la Guardia di Finanza e della Guardia costiera, che finora risultavano escluse. Lo stesso ha fatto il Canada. In contrasto, i Paesi del fianco est dell’Alleanza, come Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia, hanno ridotto o mantenuto stabile il peso della voce « Altro ». Le loro risorse si stanno concentrando soprattutto sull’equipaggiamento, la componente più direttamente collegata al rafforzamento della difesa territoriale e delle capacità di deterrenza.

La NATO distingue cuatro macro-categorías de gasto: equipamiento, personal, infraestructuras y una voz residual denominada “Otros”. El equipamiento incluye sistemas de armas y la investigación y desarrollo relacionados, mientras que el personal comprende salarios y pensiones del personal militar y civil de las fuerzas armadas. Las infraestructuras incluyen radares, redes de comunicación, bases, aeropuertos militares y depósitos de combustible. La categoría “Otros” cubre mantenimiento y otras gastos colaterales no contabilizados en las otras categorías. La Alianza Atlántica busca hacer que las voces de gasto nacionales sean lo más comparables posible, pero no siempre es posible. La NATO no publica la metodología completa para la contabilización de los gastos informados por los países, lo que hace difícil una evaluación precisa.

Patrones emergentes en la reducción de la spesa

Un patrón emergente muestra que los 13 Estados que en 2024 estaban aún por debajo del 2% han logrado el objetivo reduciendo la cuota de gasto destinada al equipamiento y al personal, y aumentando la dedicada a las voces residuales. Este enfoque ha llevado a una reducción de la transparencia, ya que solo una parte de los mayores fondos está destinada al potenciamiento de las inmediatas capacidades de defensa y disuasión. Por ejemplo, para Bélgica la categoría “Otros” representa casi la mitad de la gasta total, para Bulgaria se ha duplicado en un solo año, mientras que el incremento para Eslovenia e Italia es de alrededor del 70 por ciento.

Acciones de los gobiernos de Italia y Canadá

El Gobierno italiano ha logrado el 2% a través de la contabilización de los gastos para la Guardia de Finanza y la Guardia Costera, que hasta ahora resultaban excluidos. Lo mismo ha hecho Canadá. En contraste, los países del frente este de la Alianza, como Dinamarca, Estonia, Finlandia, Hungría, Letonia, Lituania, Polonia, Rumania y Suecia, han reducido o mantenido estable el peso de la voz “Otros”. Sus recursos se están concentrando principalmente en el equipamiento, la componente más directamente relacionada con el reforzamiento de la defensa territorial y las capacidades de disuasión.

Les graphiques en forme de tarte montrent la répartition des dépenses de défense avec des allocations incertaines.