
Il primo ministro Sebastien Lecornu si è dimesso dopo soli 27 giorni, citando l’assenza di condizioni favorevoli per proseguire. La sua uscita segna la fine dell’ultimo tentativo di Emmanuel Macron di stabilizzare la situazione politica in Francia, un paese in crisi da tempo.
Lecornu, ex ministro delle Forze Armate, ha annunciato le dimissioni meno di ventiquattro ore dopo aver rivelato la composizione del suo governo. La sua squadra, giudicata troppo simile a quella del precedente primo ministro Francois Bayrou, ha suscitato critiche sia dall’opposizione che dalla destra. Tra i ministri nominati, Jean-Noël Barrot agli Esteri e Gérald Darmanin alla Giustizia, ma la nomina più controversa è stata quella di Bruno Le Maire, storico ministro dell’Economia, che avrebbe dovuto guidare il ministero delle Forze Armate. Roland Lescure avrebbe assunto il ruolo di titolare dell’Economia e delle Finanze, con il compito di presentare un bilancio credibile in un paese con un debito di 3.300 miliardi di euro, pari al 115% del PIL.
Le critiche sono arrivate da vari fronti, con Marine Le Pen del Rassemblement National che ha definito Le Maire “l’uomo che ha mandato in rovina la Francia”. Anche i Républicains hanno espresso insoddisfazione, lamentando che la squadra di governo non rispecchiava la discontinuità promessa. Questo ha portato Lecornu a dimettersi, diventando così il primo ministro con il mandato più breve nella storia della V Repubblica.
Reazioni politiche
Le dimissioni di Lecornu hanno innescato una serie di reazioni politiche. Jordan Bardella del Rassemblement National ha chiesto a Macron di sciogliere l’Assemblea Nazionale e convocare nuove elezioni, sostenendo che la stabilità non può essere ripristinata senza un ritorno alle urne. La France Insoumise ha sollecitato l’esame immediato della mozione di destituzione del presidente Macron, con Jean-Luc Mélenchon che ha dichiarato che “il conto alla rovescia è iniziato. Macron deve andarsene”.
La decisione di Macron
La decisione di Macron di sciogliere l’Assemblea Nazionale nel giugno 2024 ha avuto effetti deleteri sulla vita politica ed economica del paese. L’uscita di scena di Lecornu segna il fallimento dell’ennesimo tentativo di superare lo stallo politico in parlamento. Promesse di abbandonare l’uso dell’articolo 49.3 della Costituzione e aperture a un dibattito senza precondizioni per l’adozione del nuovo bilancio non sono riuscite a ripristinare la fiducia tra i partiti e l’esecutivo.
Le strade di Macron
Ora, Macron si trova di fronte a tre strade rischiose. La prima prevede la nomina di un nuovo primo ministro esterno al suo schieramento, ma anche questa scelta potrebbe mettere in discussione la riforma pensionistica. La seconda opzione è un nuovo scioglimento delle camere e il ritorno alle urne, una mossa che potrebbe portare a un parlamento ancora più spaccato o all’insediamento di un governo di estrema destra. La terza strada, detestata dal presidente, è quella delle sue dimissioni, nonostante Macron abbia più volte escluso questa possibilità prima della scadenza del suo mandato nel 2027.
L’Europa osserva
L’Europa osserva con sgomento la crisi della seconda economia più grande dell’eurozona. I mercati hanno reagito negativamente alle dimissioni di Lecornu, aumentando i timori che la Francia non sia in grado di effettuare i tagli al bilancio necessari per uscire dalla crisi del debito. L’eventualità che la Francia debba ricorrere al Fondo Monetario Internazionale o alla Banca Centrale Europea per un prestito non è più un’utopia.
La situazione internazionale
Sullo sfondo di turbolenze internazionali come la guerra in Ucraina, le tensioni con Mosca, il disimpegno degli Stati Uniti e l’ascesa dei populismi, la Francia si trova paralizzata dal caos e dall’impotenza. Macron insiste nel dire che può liberare il paese da questa situazione critica, ma gli restano solo 18 mesi alla fine del suo secondo mandato. La stabilità politica è essenziale per affrontare la crescita bassa e il debito alto, ma i partiti francesi non riescono a esprimere questa stabilità. Il macronismo sta collassando, e i tentativi di rianimarlo servono solo a guadagnare tempo.
