
Dieci anni dopo gli attentati del 13 novembre 2015, il Bataclan rimane un simbolo vivido di una ferita europea ancora aperta. Quell’attacco non fu solo un assalto alla sicurezza, ma un colpo diretto allo stile di vita e alla libertà, trasformando per sempre il rapporto tra sicurezza, terrorismo e democrazia. Dieci anni fa, Parigi e la Francia furono colpite da attacchi terroristici coordinati e simultanei, che scossero l’intera Europa. Il 13 novembre 2015, gruppi di islamisti armati seminarono terrore e morte attorno allo Stade de France, in diversi caffè e ristoranti parigini e al Bataclan, una sala da concerto alla periferia della capitale francese. Qui, un commando jihadista aprì il fuoco su una folla di circa 1.500 spettatori radunati per il concerto degli Eagles of Death Metal, causando 90 morti e centinaia di feriti. Gli assalti, i più sanguinosi nella storia francese, provocarono in totale 130 vittime e oltre 400 feriti.
Da allora, in Francia e nel resto d’Europa, il termine ‘Bataclan’ evoca immediatamente la ferita di quella notte, che per molti segnò uno spartiacque nella storia del vecchio continente, simile all’11 settembre per gli Stati Uniti. Durante il lungo processo che seguì, molti degli imputati motivarono gli attacchi citando il coinvolgimento della Francia nell’offensiva del 2015 contro l’organizzazione dello Stato Islamico in Siria. Tuttavia, fin dalle prime ore, fu chiaro che l’obiettivo non era solo la Francia o l’Occidente, ma uno stile di vita: il diritto a divertirsi, la libertà di bere qualcosa con gli amici al bar dopo il lavoro, il piacere di ballare con degli sconosciuti.
Gli attentatori, perlopiù di nazionalità francese o belga, agirono su ordine dello Stato Islamico, che rivendicò ufficialmente la strage il giorno successivo. La maggior parte di loro erano giovani di origine nordafricana, reclutati in Belgio e Francia, addestrati in Medio Oriente e poi tornati in Europa nascosti in mezzo a un vasto flusso di migranti. L’unico membro sopravvissuto della cellula jihadista che organizzò gli attacchi, un 36enne, sta scontando l’ergastolo senza possibilità di commutazione della pena. Nei giorni scorsi, l’arresto della sua ex fidanzata, accusata di pianificare un attentato, proprio mentre la Francia commemora i 10 anni dal peggior attacco della sua storia moderna, ha riacceso l’attenzione su una minaccia che non consente di abbassare la guardia.
Commemorazioni e cerimonie
Domani, 14 novembre, commemorazioni e cerimonie sono previste in tutta la Francia per il decimo anniversario degli attacchi: quella tragedia, però, non fu solo francese ma europea e mondiale. Quel giorno, si registrarono vittime di 23 diverse nazionalità. In questo triste anniversario, si ricorda anche che, di fronte al terrore, la solidarietà ha prevalso sulla divisione. Questo significa essere europei, e niente potrà mai toglierci questa umanità, nemmeno la paura.
La geografia del jihadismo
Sotto il profilo geopolitico, a dieci anni di distanza dal Bataclan, anche la “geografia” del jihadismo è cambiata. I due gruppi jihadisti più noti al mondo, lo Stato Islamico (IS) e Al-Qaeda, si sono evoluti in modo significativo e le loro ramificazioni continuano a rappresentare una minaccia per la sicurezza globale. Tuttavia, l’ISIS ha perso il rifugio di cui un tempo godeva in Siria e Iraq, e i leader carismatici di entrambi i gruppi sono stati uccisi rispettivamente nel 2019 in Siria e nel 2022 in Afghanistan.
Mentre nel 2015 il fulcro del jihadismo era l’Iraq e il nord della Siria, quegli stessi gruppi sono ora più attivi in Africa e in alcune parti dell’Asia che in Europa. Secondo gli esperti, la loro struttura di comando è considerevolmente indebolita, i loro leader sono poco conosciuti e il loro raggio d’azione appare notevolmente ridotto. Tuttavia, l’obiettivo strategico finale, sia per Al-Qaeda che per IS, rimane l’istituzione di un califfato globale di dominio islamista.
La minaccia permanente
Gli attacchi del 13 novembre 2015, 10 mesi dopo quelli alla redazione di Charlie Hebdo e a un supermercato kosher, hanno cementato la minaccia del terrorismo islamista nel panorama francese. L’allora presidente dichiarò lo stato di emergenza nazionale, consentendo indagini più rapide e perquisizioni senza mandato. Circa 10.000 soldati furono dispiegati in aree sensibili, tra cui stazioni ferroviarie e luoghi di culto. Nel corso del tempo, e in seguito ad altri attacchi di matrice islamista sul territorio francese, tra cui l’attentato con un camion a Nizza nel 2016 e la decapitazione di un insegnante nel 2020, queste misure temporanee sono state integrate nella normativa e nei protocolli di sicurezza.
I francesi hanno interiorizzato l’idea che la minaccia sia permanente. La gente si è abituata a vedere in giro per le città i soldati in pattuglia. Sebbene gli obiettivi dei terroristi di diffondere la paura, provocare ritorsioni contro i musulmani in Europa e promuovere la radicalizzazione siano in gran parte falliti, gli attacchi del 2015 hanno portato a una serie di regressioni nelle libertà civili, contribuendo all’ascesa dell’estrema destra nazionalista e di una retorica islamofoba le cui conseguenze politiche sono ancora in corso.
La resilienza delle società democratiche
Il decimo anniversario del Bataclan non è soltanto un momento di commemorazione, ma anche un’occasione per riflettere sulla traiettoria del jihadismo globale e sulla capacità di contrasto e prevenzione, nonché sulla resilienza delle società democratiche. Proprio all’inizio di questa settimana, la magistratura francese ha formalmente aperto un’indagine a carico dell’ex-partner di un membro della cellula jihadista, accusata di progettare un attacco jihadista. L’inchiesta ha preso originariamente avvio dopo che gli inquirenti hanno scoperto che alcuni mesi fa la donna aveva consegnato illegalmente in carcere a un detenuto una chiavetta USB contenente materiali jihadisti. Un segno eloquente e inquietante della perdurante eredità degli attacchi del 13 novembre 2015.
