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Il Global Gateway: Focus Infrastrutturale a Lobito

L'UE promuove il Global Gateway per rafforzare la connettività con l'Africa, mobilitando un capitale considerevole. Il progetto mira a ridurre le dipendenze strategiche con investimenti in infrastrutture, superando le aspettative finanziarie iniziali con un obiettivo revisionato di 400 miliardi
Le mappe e i grafici che illustrano i progetti di sviluppo dell'infrastruttura in Africa.

L’Unione Europea (UE) ha puntato sull’Africa per rafforzare la propria connettività e ridurre le dipendenze strategiche, attraverso il progetto Global Gateway, lanciato nel dicembre 2021. Questo progetto, con una forte componente di sviluppo infrastrutturale, ha mobilitato un elevato volume di capitale. Team Europe, che include UE, i suoi stati membri, le rispettive banche di sviluppo e le istituzioni finanziarie europee, ha raggiunto 306 miliardi di euro di investimenti, superando l’obiettivo iniziale di 300 miliardi di euro in anticipo rispetto alla scadenza del 2027. Di conseguenza, il target finanziario è stato elevato a 400 miliardi di euro di investimenti da mobilitare entro la fine dell’iniziativa.

Il continente africano è un asse centrale della strategia del Global Gateway Africa Investment Package, che mira a destinare 150 miliardi di euro entro il 2027. Al summit tra Unione Europea e Unione Africana tenutosi a fine novembre a Luanda, è stato confermato che gli investimenti in Africa hanno già superato i 120 miliardi di euro, di cui circa 80 miliardi diretti alla regione subsahariana. Questo rappresenta poco più di un quarto dell’impegno totale complessivo.

La dichiarazione congiunta emersa dal settimo vertice tra Unione Africana (UA) e UE, tenutosi il 24 e 25 novembre a Luanda (Angola), ha riaffermato la convergenza di benefici derivanti da questa partnership nell’attuale frangente geopolitico.

La cooperazione su temi centrali al Global Gateway, come energia, digitalizzazione e infrastrutture, si affianca alla necessità strategica per l’UE di ridurre le proprie dipendenze attraverso la creazione di catene del valore integrate con il continente africano.

La connettività infrastrutturale e la logistica sono pilastri operativi indispensabili per raggiungere obiettivi funzionali alle necessità di entrambe le parti.

Gli sforzi delineati mirano anche a supportare l’implementazione dell’Area di libero scambio continentale africana (African Continental Free Trade Area, AfCFTA), ratificata da 49 paesi africani. Questa iniziativa dell’UA mira alla creazione di un’area di libero scambio continentale tramite l’abbattimento delle barriere al commercio interno e internazionale del continente e la facilitazione degli scambi commerciali, anche tramite migliorie infrastrutturali.

Oltre alle tariffe doganali, il vero ostacolo al commercio risiede nei costi logistici proibitivi e nella mancanza di infrastrutture fisiche. La Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite (UNECA) stima che il deficit infrastrutturale comporti per l’Africa una perdita del 2% del PIL annuo, con un divario tra finanziamenti richiesti ed erogati che si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari annui.

Per trasformare il potenziale commerciale in reali volumi di scambio, l’UE ha ribadito durante il vertice UA-UE la volontà di sostenere non solo la costruzione fisica di infrastrutture per il trasporto ferroviario, stradale e marittimo, ma anche lo sviluppo di un framework istituzionale e legale solido, modellato sull’esperienza del Trans-European Transport Network (TEN-T).

Il Global Gateway ha punti di convergenza con questa priorità continentale.

Al suo interno, Bruxelles ha individuato 12 corridoi prioritari di trasporto su cui intervenire, concepiti per potenziare sia le connessioni interne al continente sia quelle verso i mercati globali. Tra i progetti rilevanti spicca la rete di collegamenti in Africa occidentale, che parte dal porto di Praia a Capo Verde e si ferma a Lagos, in Nigeria, passando per Dakar (Senegal) e Abidjan (Costa d’Avorio).

Sul versante orientale, l’attenzione si concentra sui corridoi che dai porti di Mombasa (Kenya) e Dar es Salaam (Tanzania) portano verso l’entroterra del continente. Il potenziamento di queste tratte, vitali per i collegamenti con paesi ricchi di risorse minerarie come Repubblica Democratica del Congo (RDC) e Zambia, è sostanziale per i rapporti commerciali del continente con l’Oceano indiano.

Lo sviluppo di queste infrastrutture si inserisce in una visione più ampia di riammodernamento delle reti esistenti.

L’implementazione di progetti di tale scala presenta sfide significative, la principale delle quali riguarda la sistematizzazione degli investimenti e dei fondi.

È fondamentale coordinare i piani di sviluppo infrastrutturale attualmente attivi per evitare dispersioni o duplicazioni. In questo contesto assume rilevanza centrale il Corridoio di Lobito. Questo progetto, che prende il nome dall’omonimo porto di acque profonde situato in Angola, si articola attorno alla riabilitazione della ferrovia di Benguela: un’arteria strategica che collega lo scalo marittimo sull’Atlantico all’area mineraria di Kolwezi e Tenke, nella RDC, passando per lo Zambia.

L’importanza di questo progetto è legata alla sua grande rilevanza economica, visto il suo potenziale nel collegare regioni particolarmente ricche di materie prime critiche e minerali strategici come rame, cobalto, litio e manganese. La domanda per questi materiali è in crescita esponenziale, dettata dalle necessità della transizione digitale e verde, in un contesto però segnato da sfide sul fronte della logistica.

L’implementazione del corridoio garantirebbe un vantaggio competitivo sostanziale in termini di tempi di transito. Il trasporto ferroviario richiederebbe circa otto giorni, una riduzione del 68% rispetto ai venticinque attualmente necessari per il trasporto su gomma verso il porto di Durban, in Sudafrica, oggi lo scalo più utilizzato.

La gestione del terminal multiuso, destinato a container e merci varie, è affidata a tre entità: Africa Global Logistics (società del Gruppo MSC), l’ente statale angolano Porto do Lobito EP e il Lobito Atlantic Railway (LAR) Consortium. A quest’ultimo consorzio spetta la direzione dei lavori di ammodernamento ferroviario, in virtù della concessione trentennale ottenuta nel 2022. Sul piano finanziario il Corridoio di Lobito vede un impegno sostanzioso da parte degli attori coinvolti. La partecipazione congiunta di Stati Uniti, UE, l’iniziativa Partnership for Global Infrastructure and Investment (PGII) del G7 e singoli paesi ha contribuito a un impegno di spesa complessivo che supera i 10 miliardi di dollari, destinati sia alle opere infrastrutturali del corridoio che ai progetti complementari, che includono interventi accessori e iniziative a beneficio delle comunità locali.

In questo quadro, l’Italia gioca una partita rilevante: il Corridoio di Lobito è stato incluso nel Piano Mattei, strategia di sviluppo infrastrutturale del governo italiano. A giugno, Cassa Depositi e Prestiti ha concesso un prestito decennale di 250 milioni di euro all’Africa Finance Corporation, istituto finanziario multilaterale partecipato da 43 Stati membri africani. Tale iniezione di liquidità servirà a finanziare l’approvvigionamento di beni e servizi da parte di aziende italiane che operano nel progetto.

La realizzazione di iniziative come il Corridoio di Lobito richiede la capacità di catalizzare ingenti investimenti attraverso una convergenza tra interessi politici, strategici ed economici di tutti gli attori interessati. L’impegno finanziario dovrà essere sostenuto da un’efficace implementazione, con una particolare attenzione ad allineare le iniziative alle reali priorità di sviluppo dei partner africani.

I leader dell'UE e dell'AU discutono di accordi di partenariato economico strategico.