
Dal Marocco a Kathmandu, un vento di rabbia giovanile attraversa le piazze del Sud globale, mobilitando giovani contro le disuguaglianze e un futuro percepito come tradito. Questo fenomeno coinvolge paesi a basso reddito come il Marocco, l’Indonesia, il Perù e il Madagascar. La Generazione Z, nata tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, è al centro di queste proteste, che si diffondono rapidamente grazie alla tecnologia e alla connessione globale.
I giovani tra i 15 e i 25 anni, armati di smartphone e di una profonda rabbia, stanno creando una geografia della mobilitazione che unisce continenti. Essi sono nativi digitali e protestano contro la corruzione, le disparità economiche e l’inettitudine delle classi politiche, rivendicando lavoro, diritti e dignità. Le proteste non hanno leader né partiti tradizionali; le strategie e i luoghi di incontro si condividono online attraverso piattaforme come TikTok, Instagram, Discord e Telegram. Simboli, slogan e codici comuni circolano tra i paesi, specialmente in regioni dove l’età media è inferiore ai 30 anni.
Le proteste si sono estese dall’Argentina, dove sono scaturite dopo una serie di femminicidi, al Nepal e alle Filippine, contro la corruzione politica. In India, si sono tenuti presidi per l’autonomia della regione del Ladakh, mentre in Perù il malcontento si è scatenato contro il governo della presidente Dina Boluarte. In Serbia, la Generazione Z ha avuto un ruolo centrale nelle proteste del 2024-2025, con studenti universitari e delle scuole superiori che hanno organizzato blocchi e marce per chiedere giustizia, trasparenza e rispetto dello stato di diritto.
L’Africa, continente giovane per eccellenza, non è stata esente da questo fenomeno. Le proteste in Madagascar e Marocco sono state sedate nel sangue, generando ulteriore rabbia. Nonostante le differenze geografiche e contestuali, queste rivolte spontanee condividono diversi tratti comuni. I giovani che animano le proteste sono la prima generazione di nativi digitali, il che spiega perché le rivolte, nate sui social media, si diffondano rapidamente da un paese all’altro.
La piattaforma preferita per la comunicazione è Discord, un sistema di messaggistica istantanea inizialmente utilizzato dagli appassionati di videogiochi, ma che oggi conta oltre 600 milioni di utenti in tutto il mondo. Un altro elemento comune è l’assenza di leader riconosciuti o portavoce, frutto di una radicata sfiducia nei partiti politici e nei sindacati. Questi movimenti di protesta sono portatori di richieste di lotta alla corruzione e maggiore giustizia sociale.
In Marocco, ad esempio, i manifestanti rivendicano riforme in ambito sanitario, educativo e politico, lamentando le inefficienze e i sottofinanziamenti a settori essenziali, mentre il governo investe miliardi in infrastrutture e stadi di lusso per i Mondiali di calcio del 2030. Con 38,5 milioni di abitanti, il paese conta circa 9 milioni di under 28 e una disoccupazione giovanile al 36%, con quasi un laureato su cinque senza lavoro. Nati tra il 1997 e il 2012, i giovani della Generazione Z sono cresciuti all’ombra della crisi finanziaria del 2008. Raggiunta la maggiore età, hanno dovuto affrontare un mondo del lavoro frastagliato e in continua evoluzione, salari bassi e inflazione crescente, un aumento della polarizzazione politica e una crisi climatica a cui i governi non sembrano voler riconoscere assoluta priorità.
La pandemia di Covid-19 ha reso queste preoccupazioni ancora più urgenti, mettendo in luce le profonde disuguaglianze di una globalizzazione in affanno. Non sorprende che tra i paesi in cui i movimenti di protesta hanno attecchito figurino alcuni di quelli che stanno subendo il peso maggiore di eventi meteorologici estremi, dove le generazioni più anziane sono al potere e spesso adottano misure inadeguate per impedire che il riscaldamento globale peggiori.
Mentre le istituzioni tradizionali perdono credibilità e i partiti snobbano le reali preoccupazioni dei giovani, la Generazione Z guarda ai coetanei di altri paesi per far sentire la propria voce. In Africa, Asia e America Latina, la Generazione Z si rivolta contro l’invecchiamento dei leader, la corruzione, la disoccupazione, le disparità di reddito e le economie che hanno lasciato indietro soprattutto i più fragili. Le opportunità che un tempo erano disponibili alle generazioni dei loro genitori sono quasi scomparse, e l’onda d’urto che ne deriva rischia di trasformare il divario generazionale in un divario politico, travolgendo modelli e sistemi sociali.
L’attuale ondata di mobilitazione giovanile è unica per la convergenza di condizioni provenienti da contesti politici molto diversi. I giovani si trovano ad affrontare l’aumento del costo della vita e una crescita economica debole, mentre l’autorità è concentrata nelle mani delle élite più anziane, con scarso spazio per il rinnovamento. In Nepal, la rabbia della piazza ha preso di mira i ‘Nepo kids’, figli privilegiati dell’élite nepalese, che ostentano il loro stile di vita online. La crisi ha costretto il primo ministro e diversi alti funzionari a dimettersi, causando oltre 70 morti e centinaia di feriti.
Esiste un’interconnessione tra la Generazione Z, in particolare nei paesi del Sud del mondo, i cui anziani hanno guidato i movimenti per la decolonizzazione. Tuttavia, c’è un forte disincanto tra i giovani, che ritengono che le promesse di una nazione indipendente con istituzioni funzionanti non siano state mantenute. Questi giovani vorrebbero rispettare le regole della meritocrazia, ma si rendono conto che le carte sono truccate contro di loro.
Le opportunità che un tempo erano disponibili alle generazioni dei loro genitori sono quasi scomparse, e l’onda d’urto che ne deriva rischia di trasformare il divario generazionale in un divario politico, travolgendo modelli e sistemi sociali. Le proteste in Marocco e in altri paesi del Sud globale sono state spesso paragonate alle Primavere arabe, che non hanno portato miglioramenti sostanziali né una piena democrazia. Questo perché coloro che avevano animato quelle rivolte non erano riusciti a strutturarsi in partiti e movimenti solidi, dotati di un’ideologia e di obiettivi ben definiti.
Tuttavia, il quadro demografico del Maghreb e di altre regioni del Sud globale rimane caratterizzato da una giovane popolazione insoddisfatta dalle decisioni di governi spesso chiusi in se stessi e lontani dai bisogni della gente. La chiave per un cambiamento significativo risiede nel grado di organizzazione e strutturazione politica, elementi fondamentali per proporre concertazioni con le autorità e, eventualmente, reali alternative.
