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Découvrez l’Europe depuis l’Espace : Une Nouvelle Perspective

L'Europe lance le bouclier spatial, avec les États membres coordonnant sa construction et l'UE mettant l'accent sur le contrôle de l'espace pour l'avenir. On propose la Defense Readiness Roadmap 2030, on développe des initiatives nationales pour améliorer la sécurité
Développement de l'infrastructure du bouclier spatial européen et de l'imagerie satellitaire.

La sicurezza si gioca sempre più nei cieli. Bruxelles ha lanciato l’idea di uno « scudo spaziale » europeo, che sarà costruito dai singoli Stati membri in coordinamento con altre iniziative dell’Unione Europea. Il Commissario europeo per l’Industria della difesa e lo Spazio ha sottolineato l’urgenza per l’Europa di dotarsi di uno « scudo spaziale » continentale, poiché « chi controlla lo spazio controlla il futuro ». A nove mesi dall’annuncio, questa idea ha iniziato a concretizzarsi con la presentazione della Defence Readiness Roadmap 2030, che mira a trasformare le proposte del Libro bianco in obiettivi operativi. Tra le quattro iniziative chiave delineate, spicca proprio lo scudo spaziale europeo.

La centralità dello spazio nella sicurezza continentale è evidente. La crescente rilevanza strategica delle infrastrutture orbitali impone di accelerare lo sviluppo di sistemi capaci di rispondere a minacce sempre più sofisticate e di garantire la protezione dei satelliti europei da azioni di spoofing, jamming e altre forme di offensiva elettronica e digitale. Tuttavia, restano aperti interrogativi rilevanti: quali contorni assumerà il progetto? Come coesisterà con le altre iniziative intraprese a livello comunitario e nazionale? E, soprattutto, con quali risorse verrà finanziato?

Il 2025 ha rimesso in discussione la capacità dell’Europa di provvedere in modo autonomo alla propria sicurezza. Gli equilibri europei, già precari dallo scoppio del conflitto in Ucraina, sono stati ulteriormente sconquassati dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Bruxelles ha reagito con diverse iniziative, tra cui il piano Readiness 2030, che mira a mobilitare 800 miliardi di euro attraverso il Regolamento Security Action for Europe (SAFE), e l’attivazione delle clausole di salvaguardia del Patto di stabilità per consentire l’aumento delle spese per la difesa.

In questo contesto, lo spazio si rivela sempre più centrale. Dopo il riconoscimento ufficiale della NATO come ambito operativo, l’esperienza del conflitto in Ucraina ha dimostrato quanto sia cruciale possedere infrastrutture satellitari in grado di fornire servizi di positioning, navigation and timing (PNT), garantire comunicazioni sicure e supportare i comandi nazionali con dati di intelligence geospaziale. Tuttavia, queste infrastrutture si rivelano fragili, essendo sempre più soggette a spoofing, jamming e altre offensive elettroniche e cibernetiche. Un esempio lampante è il cyberattacco condotto contro la società di telecomunicazioni Viasat il 24 febbraio 2022, che ha compromesso l’accesso a Internet satellitare a banda larga sul suolo ucraino.

A livello nazionale, i Paesi europei si stanno già muovendo. La Germania ha annunciato un piano di investimenti da 35 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per progetti spaziali, sottolineando la necessità di rafforzare la resilienza delle infrastrutture militari orbitanti, soprattutto a fronte di movimenti sospetti da parte di satelliti russi. Anche l’Italia non è rimasta ferma: l’Agenzia spaziale italiana ha firmato un accordo quadro con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale per sviluppare iniziative congiunte nei settori spaziale, aerospaziale e del relativo downstream applicativo, orientate a rafforzare la sicurezza e la resilienza cibernetica del Paese.

L’Unione europea punta a razionalizzare il suo approccio cercando di integrare i diversi progetti in un quadro comune, al fine di limitare la frammentazione e promuovere una maggiore interoperabilità tra i sistemi. La proposta di uno scudo spaziale sposa questa linea, mancando tuttavia dei dettagli necessari per valutarne concretamente l’impatto. Sulla base della Roadmap Readiness 2030, l’iniziativa si pone come obiettivo di rafforzare le capacità difensive dei Paesi membri e di assicurare la protezione e la resilienza degli asset e dei servizi spaziali. Il progetto si fonderà sulle infrastrutture spaziali nazionali e commerciali e sarà supportato dai sistemi spaziali dell’Unione. La gestione rimarrà nelle mani dei Paesi membri che decidano di partecipare, i quali saranno chiamati a definire gli aspetti di governance, gli obiettivi concreti e i fondi nazionali da stanziare per realizzare l’iniziativa. Diverso sarà il ruolo della Commissione, che agirà da facilitatrice fornendo supporto tecnico e consigliando gli Stati su come coniugare i progetti con le iniziative e i fondi dell’Unione.

Lo spirito di questa suddivisione è di non intaccare la competenza strettamente nazionale in ambito di sicurezza e difesa, limitando il ruolo della Commissione a un supporto tecnico e, dove opportuno, economico. Numerose delle iniziative recenti della Commissione permetterebbero di sostenere questa progettualità: il Fondo europeo per la difesa (EDF), SAFE – che nella categoria “abilitanti strategici” include sia le risorse e i servizi spaziali sia la protezione delle infrastrutture in orbita – e il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP), per il quale si è da poco raggiunto un accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo. È significativo che EDIP preveda lo sviluppo di progetti europei di interesse comune nel settore della difesa (EDPCI); verranno finanziati direttamente dal programma, al momento dotato di 1,5 miliardi di euro e probabilmente candidato a crescere nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Considerato lo stato embrionale del progetto, oggi è difficile determinare l’entità di fondi europei che verranno stanziati per sostenerlo. Quanto alla sua attuazione, il primo passo sarà l’approvazione da parte del Consiglio europeo prevista entro la fine del 2025. Successivamente, il progetto dovrà essere coordinato con le altre iniziative – IRIS², EDF, EDIP e SAFE – per essere finalmente lanciato entro il secondo trimestre del 2026. Lo scudo spaziale rappresenta l’ultimo passo di un percorso già in atto da tempo: la costruzione di un’autentica architettura spaziale europea per la sicurezza e la difesa.

Dopo la Bussola strategica del 2022 e la Strategia spaziale dell’UE per la sicurezza e la difesa del 2023, Bruxelles ha compreso che il dominio spaziale è ormai un pilastro imprescindibile della sua autonomia strategica. Da qui la decisione di rafforzare le sinergie tra i principali strumenti finanziari – il Fondo europeo per la difesa (EDF), Horizon Europe e il Programma spaziale dell’UE – e di predisporre un nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, con 115,7 miliardi di euro dedicati a sicurezza, difesa e spazio.

In questa cornice si inseriscono due programmi emblematici: IRIS², la nuova costellazione di comunicazione satellitare sicura la cui operatività è prevista non prima del 2030, e ERS (European Resilience from Space), destinato a rafforzare la resilienza tecnologica e la capacità di sorveglianza del continente. IRIS², terzo grande programma spaziale dell’Unione dopo Galileo e Copernicus, prevede 290 satelliti in orbita bassa e media e un investimento di 10,6 miliardi di euro, con l’Italia coinvolta grazie al centro di controllo di Telespazio, nel Fucino. ERS, invece, sarà concepito come un sistema di sistemi, coniugando una costellazione dual-use di osservazione terrestre, un sistema PNT in orbita bassa e la costellazione IRIS², e si articolerà su tre pilastri: osservazione (ERS-EO), navigazione (ERS-Nav) e comunicazioni sicure (ERS-Com).

La Ministeriale ESA: un momento cruciale

Il momento più atteso resta la Ministeriale ESA, che si terrà il 26 e il 27 novembre a Brema, in cui si definirà meglio il pacchetto di iniziative che verranno presentate agli Stati membri, anche in ottica dei negoziati del futuro Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, previsti dall’anno prossimo. Accanto alle iniziative comunitarie, anche i Paesi membri giocano un ruolo determinante: la Francia investe in Nexus, che integrerà la costellazione militare Syracuse con una rete in orbita bassa (LEO). L’esercito tedesco, la Bundeswehr, ha annunciato la realizzazione di una costellazione in orbita bassa per le comunicazioni sicure e il supporto di diverse applicazioni, tra cui il remote sensing. In Italia, Leonardo sta sviluppando una costellazione satellitare dual-use in orbita bassa, composta da 38 satelliti (18 militari e 20 civili) per un investimento complessivo di circa 1,35 miliardi di euro, in parte finanziato dal Ministero della Difesa. Parallelamente, l’Agenzia spaziale italiana lancerà nel 2025 un bando per la realizzazione di una costellazione duale in LEO per le telecomunicazioni sicure. Entrambi i progetti mirano a rafforzare l’autonomia tecnologica e la competitività del settore spaziale nazionale.

La unificazione delle attività spaziali europee

Non andrebbe poi dimenticata la recente sottoscrizione, da parte di Thales, Airbus e Leonardo, di un Protocollo di intesa (MoU) per unificare le rispettive attività spaziali. Una mossa, attesa da tempo, che dovrebbe portare al progressivo consolidamento dell’industria aerospaziale e della difesa europea. L’obiettivo è creare un campione continentale in un ambito strategico, forte di un peso e del know-how necessari per competere a livello globale.

La sfida per l’Unione europea

Tutti questi tasselli compongono un mosaico complesso, ma ancora incompleto. La vera sfida per l’Unione sarà trasformare la somma delle iniziative nazionali e comunitarie in un sistema coerente, interoperabile e sostenibile. Solo così l’Europa potrà aspirare a una reale autonomia strategica nello spazio e, con essa, alla capacità di proteggere le proprie infrastrutture e le proprie comunicazioni.

Drapeaux nationaux et icônes de cybersécurité aux côtés d'investissements dans l'infrastructure militaire