
L’aggiornamento della strategia da parte di Bruxelles era atteso da tempo. Gli eventi dell’anno ne hanno aumentato l’urgenza. Ora bisogna tradurre la dottrina in fatti. Lo scorso 3 dicembre, la Commissione europea e l’Alto rappresentante hanno presentato un aggiornamento della Strategia europea per la sicurezza economica. Da quella prima Comunicazione congiunta del 20 giugno 2023 non sono passati solo 897 giorni, ma si è deteriorato ancora di più il contesto internazionale in cui il modello di sviluppo dell’UE un tempo si sentiva al sicuro. Oggi la guerra in Ucraina va avanti, la Russia non ha intenzione di fermare la sua avanzata, e le tensioni nell’Est Europa restano elevate. La Cina è vista dall’UE, o perlomeno da alcuni Stati membri, sempre più come una rivale sistemica, una minaccia per la sua capacità di produrre a basso costo, innovare, esportare e « militarizzare » certe filiere, grazie soprattutto al controllo di diverse materie prime critiche. Inoltre, è ritornato più forte che mai il « ciclone Trump ». Nell’ultimo anno, il presidente MAGA ha dato un’impronta marcatamente « affarista » all’equilibrio tra economia, politica estera e sicurezza nazionale negli Stati Uniti. Il dibattito all’interno dell’amministrazione su quali generazioni di semiconduttori (Hopper, Blackwell) NVIDIA possa vendere o no in Cina ne è l’esempio emblematico. Nel farlo, Trump ha ribaltato unilateralmente dall’oggi al domani decenni di partnership e alleanze storiche, compresa quella transatlantica. Non bastavano i discorsi a Monaco di Baviera, ora si ha anche la nuova Strategia di sicurezza nazionale. Nel 2023, pochi pensavano in Europa che i quattro grandi rischi identificati da Bruxelles per la sicurezza economica comunitaria potessero provenire da attori diversi da Russia e Cina, a maggior ragione dagli USA.
L’anno che si chiude è stato alquanto esemplificativo dei limiti dell’UE come attore geopolitico. Il blocco comunitario non sta toccando palla nei negoziati con Mosca ed è ancora diviso sull’impiego delle riserve della Banca di Russia dopo oltre tre anni, una delle poche leve da poter sfruttare. Non ha fatto progressi nel dialogo con Pechino sugli squilibri commerciali e sui rapporti sino-russi (il summit bilaterale di luglio ha riconfermato l’immobilismo) e le tensioni si sono riacuite in autunno con il caso Nexperia-Wingtech nei Paesi Bassi. A differenza della Cina, ha subito l’ondata dei dazi a stelle e strisce senza rispondere con contromisure tariffarie, tantomeno sfoderando lo Strumento anti-coercizione. Quest’ultimo, entrato in vigore due anni fa, era considerato l’arma più potente della strategia delineata a giugno 2023.
Un nuovo approccio per la sicurezza economica
Serviva dunque in sede UE un nuovo approccio per la sicurezza economica, manifestando l’urgenza di muoversi da una postura reattiva a una proattiva e sistematica, dando maggiore spazio alle criticità nel settore della difesa e aprendo all’identificazione delle dipendenze degli altri dal blocco dei Ventisette. Garantire l’efficacia dei tre pilastri della strategia del 2023, ovvero « promozione, protezione e partenariati », passerà non solo dal de-risking in specifici comparti strategici, ma anche da pratiche di deterrenza e prevenzione, da maggiori scambi di informazioni tra UE, Stati membri e mondo delle imprese e dalla continuazione della cooperazione con i partner internazionali. In quest’ultimo caso, è necessaria non solo la finalizzazione degli accordi commerciali in negoziazione o conclusione (es. Messico, Mercosur e India), ma anche l’approfondimento di forme alternative più flessibili e mirate di coinvolgimento con il resto del mondo. Sicuramente nel campo della sicurezza economica non si può prescindere dal dialogo con attori di peso quali Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito o i membri del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). Al momento, ogni possibilità di dialogo a livello di G7 con gli USA sembra limitata.
Priorità per la Commissione europea
Sulla base del lavoro di valutazione dei rischi svolto con gli Stati membri, l’attenzione immediata della Commissione si concentrerà su alcune aree prioritarie ad alto rischio: ridurre le dipendenze strategiche da beni e servizi; attrarre investimenti sicuri nell’UE; promuovere una forte industria europea della difesa e dello spazio e altri settori industriali critici; garantire la leadership dell’UE nelle tecnologie critiche; proteggere informazioni e dati sensibili; proteggere le infrastrutture critiche europee. Come si intende farlo? Bruxelles si ripromette di usare in maniera più strategica e coordinata i numerosi strumenti esistenti nel suo arsenale. Nonostante molti di questi strumenti siano stati creati in un contesto internazionale assai diverso, il loro utilizzo dovrà tenere comunque conto delle istanze di sicurezza economica. Allo stesso tempo, la Commissione europea intende far valere nuove iniziative, emerse negli ultimi mesi e in fasi diverse di sviluppo: Critical Medicines Act, Regolamento SAFE, ResourceEU, Chips Act 2.0, armonizzazione del regime degli investimenti diretti esteri in entrata risalente al 2020.
La sfida per la credibilità
Le diagnosi a Bruxelles non mancano di certo: non tutti hanno una strategia di sicurezza economica, figurarsi una dottrina, né rapporti con numerose proposte di riforma. E non mancano nemmeno gli strumenti a disposizione. Quello che manca, e questi ultimi 12 mesi lo hanno dimostrato, è la credibilità di queste « armi » nella loro implementazione: alcune hanno tempi di schieramento ancora troppo lunghi (si pensi alle misure di difesa commerciale), altre sono prive di coordinamento o di armonizzazione a livello UE (controlli all’esportazione di articoli a duplice uso e controlli degli investimenti diretti esteri) o di risorse necessarie (programmi industriali), altre vengono tenute incomprensibilmente in magazzino (Strumento anti-coercizione, mai attivato) nonostante l’esistenza di azioni esterne dannose per la sicurezza economica.
Non sarà un processo indolore perché nessuna polizza assicurativa è gratuita. Avere un approccio proattivo sarà politicamente ed economicamente oneroso: alcune minacce non si materializzano mai, altre deflagrano all’improvviso. Ecco perché, invece di “sovraccaricare” la strategia con nuova legislazione e nuovi organismi di consultazione, l’UE dovrebbe prima fare i conti con le basi del suo approccio se vuole risultare credibile: chiarezza concettuale sui settori strategici e sulle tecnologie critiche da promuovere e/o proteggere, rigorose valutazioni di rischio su criticità e azioni di mitigazione da intraprendere, semplificazione di una governance ancora troppo complessa e completamento del Mercato unico.
La necessità di una revisione fondamentale
Senza risolvere tutto ciò prima, non basterà una nuova dottrina per resistere nell’età della geoeconomia. È essenziale che l’UE si concentri su una strategia più solida e coerente, che tenga conto delle sfide globali e delle opportunità che si presentano. Solo in questo modo potrà essere effettivamente credibile e competitiva.
