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Transformation Industrielle dans la Défense Ukrainienne

L'Ukraine a augmenté sa production et ses partenariats industriels pour renforcer son industrie de défense après l'invasion russe, héritée de l'Union soviétique, mais elle fait face à la corruption et à la bureaucratie. La dissolution d'UkrOboronProm vise à améliorer
Les usines produisent des équipements militaires avec une production accrue et des technologies modernes.

L’invasione russa ha spinto Kyiv ad aumentare la produzione, l’innovazione e i partenariati con gli alleati, come l’UE. Tuttavia, restano vulnerabilità strutturali, specialmente in vista della transizione post-bellica. L’invasione su vasta scala lanciata dalla Federazione russa nel febbraio 2022 ha imposto all’Ucraina la necessità di accelerare la riforma ed efficientamento della propria industria della difesa, un processo fino ad allora limitato e disfunzionale. L’obiettivo del governo ucraino è duplice: nell’immadiato, costruire una capacità produttiva di armi, munizioni e altro equipaggiamento bellico sufficiente a difendersi dall’attuale aggressione russa; nel lungo periodo, sviluppare un complesso industriale-militare diversificato, robusto e autosufficiente, che fornisca all’Ucraina gli strumenti per impedire future aggressioni senza dipendere nuovamente da Paesi terzi.

In soli tre anni, Kyiv è riuscita a imprimere crescita e innovazione alla propria base industriale della difesa. Tuttavia, la sostenibilità a lungo termine di questi sforzi è minacciata dalla vulnerabilità delle infrastrutture e della catena di approvvigionamento, da persistenti problemi di corruzione e, soprattutto, da una grave crisi di capitale umano. Al crollo dell’URSS nel 1991, l’Ucraina ereditò circa il 30% dell’industria della difesa sovietica, un comparto che impiegava oltre un milione di persone ed era specializzato nella produzione di componenti chiave per aerei, navi e sistemi missilistici. Tuttavia, i problemi della transizione dal socialismo spinsero Kyiv a ridimensionare drasticamente questa base industriale.

La riforma dell’industria della difesa ucraina

L’aggressione russa del 2014 rese evidenti i limiti di questo approccio, con un duplice risultato. Da un lato, si verificarono l’interruzione della cooperazione nel settore della difesa con Mosca, con le esportazioni verso la quale costituivano il 50% del totale, e la perdita di quelle aziende chiave del conglomerato industriale-militare (UkrOboronProm, UOP) localizzate nei territori sudorientali occupati dalla Russia. Dall’altro lato, gli eventi del 2014 stimolarono l’aumento dei finanziamenti statali al settore della difesa. Il budget per gli appalti militari aumentò di 13 volte fino al 2021, raggiungendo $836 milioni, e la quota di ordini statali destinata alle aziende private raddoppiò, superando il 54% entro il 2020. Tuttavia, il settore continuò a essere ostacolato da problemi endemici di corruzione, inefficienza e da una governance obsoleta.

L’invasione su vasta scala del 2022 ha fornito all’Ucraina l’opportunità di superare l’inerzia strutturale del decennio precedente. Quattro sviluppi risultano particolarmente interessanti. Primo, nel 2023 UOP è stato dissolto e trasformato nella società per azioni Ukrainian Defense Industry (UDI). Distanziandola dallo stretto controllo statale del passato e introducendo progressivamente i criteri di governance dell’OCSE, Kyiv ambisce a migliorare l’efficienza e la trasparenza della propria base industriale-militare, rendendola altresì più affidabile agli occhi dei governi alleati e più attraente per gli investitori esteri.

Secondo, Kyiv ha mobilitato massicciamente le risorse del Paese. Ha allocato il 25,9% e il 36,7% del PIL alle spese militari rispettivamente nel 2022 e 2023 – cifre in netto rialzo rispetto ai decenni precedenti, i cui dati oscillavano tra lo 0,4 e il 4,4%. Queste iniezioni di fondi hanno innescato una significativa espansione produttiva, soddisfacendo i principali bisogni delle forze armate in termini di equipaggiamento e sistemi d’arma essenziali. Secondo dati recenti, la capacità di produzione bellica è triplicata in valore sia nel 2023 sia nel 2024, con previsioni di triplicare ulteriormente fino a $30-35 miliardi nel 2025.

Terzo, Kyiv ha rafforzato la sinergia tra industria e forze armate. Ad esempio, la piattaforma Brave1, lanciata nel 2023, è finalizzata a “promuovere la collaborazione tra tutti gli stakeholder, anche esteri, del settore della tecnologia della difesa fornendo loro supporto organizzativo, informativo e finanziario” – così da assicurare che l’innovazione tecnologica serva le reali necessità del campo di battaglia. Brave1 ha supportato più di 1.500 start-up in due anni, distribuendo solo nel 2025 più di $105 milioni di finanziamenti per l’innovazione militare. Un’altra piattaforma, Zbroyari: Manufacturing Freedom, ha raccolto nel 2024 oltre $1,5 miliardi di fondi esteri per finanziare la produzione bellica nazionale, nel tentativo di spostare il supporto occidentale dall’invio diretto di aiuti militari all’investimento nella capacità produttiva ucraina. Queste iniziative di finanziamento hanno contribuito a un boom del settore privato, facendo sì che le aziende sotto diretto controllo dello Stato non rappresentino più la maggioranza del comparto militare-industriale ucraino.

Queste aziende private sono perlopiù di piccole e medie dimensioni; spesso sviluppano applicazioni militari partendo da piattaforme commerciali; sono in preponderanza focalizzate sulla produzione di velivoli a pilotaggio remoto (UAV); e sono sempre più vicine agli standard manufatturieri e di innovazione indicati dalla NATO. Tali caratteristiche rendono queste aziende flessibili e capaci di rapida innovazione a fronte dei continui mutamenti sul campo di battaglia – pertanto particolarmente attraenti sia per gli investimenti sia per gli ordini esteri.

L’industria della difesa ucraina si è considerevolmente aperta alle aziende straniere: 127 compagnie si sono unite alla Defense Industries Alliance; il governo ucraino ha siglato accordi con 40 aziende straniere, 25 delle quali hanno localizzato alcune attività in Ucraina. Tra queste vi sono sia colossi industriali come BAE Systems, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon e Rheinmetall – che, oltre a vendere i propri sistemi d’arma, forniscono servizi di manutenzione, riparazione e assemblaggio in loco -, sia aziende più piccole, coinvolte nello sviluppo di innovazioni tecnologiche in segmenti circoscritti, tra cui sistemi di guerra elettronica e anti-drone.

Il processo d’integrazione tra le basi industriali-militari europee e ucraina è notevole. Per le compagnie europee, questa cooperazione offre la possibilità di beneficiare del “laboratorio” offerto dal conflitto ucraino per accelerare i processi di ideazione e produzione di nuovi sistemi d’arma, oltre a garantire early access in un mercato in espansione come quello ucraino, che offre opportunità di profitto crescenti. Per Kyiv e le compagnie ucraine, questa cooperazione offre invece un ancoraggio nell’ecosistema industriale europeo – utile sia allo scoraggiamento di future aggressioni russe sia alle chances di integrazione con l’UE.

A supporto di ciò, l’UE ha recentemente approvato il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP), che include uno specifico strumento di supporto per l’Ucraina con un budget di €300 milioni per il periodo 2025-2027. L’Ucraina potrà partecipare a progetti di interesse comune e le sue aziende potranno ricevere supporto per aumentare la produzione. Ciò si aggiunge alla possibilità per l’Ucraina di essere coinvolta come sub-contractor in progetti industriali multilaterali, condotti da Stati membri UE attingendo ai fondi dell’iniziativa Security Action for Europe (SAFE).

Nonostante i progressi, l’industria della difesa ucraina affronta sfide importanti che ne limitano sostenibilità e attrattività. Innanzitutto, vi è un problema di vulnerabilità fisica delle linee di produzione e approvvigionamento, esposte agli attacchi russi con missili e droni. Lo stato di guerra implica non solo il rischio di vanificare gli sforzi di espansione della base industriale, ma è anche un grande deterrente per gli investimenti stranieri in loco.

Mitigare questo rischio, ad esempio spostando la produzione nel sottosuolo, comporta incertezze e costi significativi che non tutte le compagnie sono pronte ad affrontare. La guerra rende fragile anche la catena di approvvigionamento ucraina poiché molte delle materie prime e risorse chiave per il settore della difesa si trovano in prossimità dei o nei territori occupati. Ciò amplifica la dipendenza del comparto della difesa dall’estero, rallenta il raggiungimento di una maggiore autonomia strategica – fino ad accompagnarsi a danni diretti per la sicurezza nazionale (ed europea) in quei casi in cui le aziende ucraine non sono dipendenti da forniture occidentali bensì, ad esempio, cinesi.

Nonostante la trasformazione di UOP in UDI e l’impegno per gli standard OCSE, i problemi di efficienza gestionale e governance trasparente persistono. L’industria della difesa ucraina, soprattutto nella sua componente statale, continua a essere afflitta da scarsa trasparenza e concentrazione del potere decisionale nell’Ufficio del presidente. I processi di appalto continuano a sollevare interrogativi, come dimostrato dai casi in cui aziende statali non hanno onorato i contratti, nonostante avessero ricevuto ingenti pagamenti anticipati.

Ciò riflette un più ampio problema di (im)maturità istituzionale che affligge il Sistema-Paese Ucraina. In relazione a ciò, si pone un tema di salvaguardia dei diritti di proprietà intellettuale. Si sono registrati casi di perquisizioni e sequestri da parte delle forze dell’ordine presso aziende private del settore della difesa, apparentemente volte a confiscarne le innovazioni a beneficio diretto dello Stato o, peggio, individui corrotti. Questo rischio di esproprio è aggravato da un quadro legale che ha finora permesso a Kyiv di imporre restrizioni sulla (ri)esportazione di attrezzature militari prodotte congiuntamente da aziende ucraine e straniere.

Sebbene il governo ucraino sembri ora orientato ad allentare tali restrizioni, consentendo l’export controllato di alcune attrezzature militari a specifici Paesi a partire dalla seconda metà del 2026, non si può non riconoscere che lo scarso sostegno a legalità e innovazione ha finora ostacolato tanto lo sviluppo della base industriale-militare ucraina, quanto l’espansione dei partenariati con aziende straniere.

Inoltre, la sostenibilità della difesa ucraina è limitata da una grave carenza di capitale umano. La forza lavoro è anziana, i salari sono bassi rispetto alla media globale del settore e l’Ucraina affronta un brain drain significativo – dati una massiccia emigrazione e il reclutamento (talvolta coatto) per soddisfare i bisogni immediati della guerra. Questa ha esacerbato una crisi demografica già in corso: la popolazione dell’Ucraina è passata da 52 milioni nel 1993 a 44 milioni nel 2021, precipitando a circa 36 milioni dopo l’invasione; e si stima che possa scendere a 25 milioni entro il 2051.

Non solo il tasso di natalità ucraino è estremamente basso (a fronte di un elevato tasso di mortalità), ma sempre un maggior numero di emigrati segnala di non avere intenzione di ritornare in Ucraina anche nell’eventualità di una risoluzione favorevole del conflitto. In questo contesto sono in dubbio tanto l’operatività delle forze armate, quanto la fruibilità economica dell’Ucraina e la sua sopravvivenza come nazione.

L'industria della difesa ucraina ha attraversato una metamorfosi drammatica e rapida sotto l'impulso della guerra, riuscendo a mobilitare finanziamenti, aumentare la produzione e istituzionalizzare un ecosistema di innovazione essenziale per la sua resilienza. Tuttavia, per garantire la sostenibilità a lungo termine e attrarre gli investimenti su larga scala necessari sia a sostenere lo sforzo bellico sia a raggiungere una vera autosufficienza, Kyiv deve affrontare con urgenza alcune vulnerabilità strutturali.

La transizione post-bellica: un obiettivo prioritario

La risoluzione efficace di questi problemi non deve guardare soltanto all'attuale stato di guerra, ma anche alla gestione della transizione post-bellica – a prescindere da quando e quale tipo di pace si raggiungerà. È essenziale che l'industria della difesa ucraina sia in grado di adattarsi a nuove realtà e sfide, garantendo la sua sostenibilità e competitività a lungo termine.

Per raggiungere questo obiettivo, Kyiv potrebbe considerare la creazione di un piano di transizione post-bellica, che includa la definizione di strategie per la riorganizzazione dell'industria della difesa, la formazione di nuove competenze e la promozione dell'innovazione tecnologica.

Investimenti e partenariati strategici

Inoltre, è fondamentale che l'industria della difesa ucraina sia in grado di attrarre investimenti su larga scala, sia da parte di aziende private che di organizzazioni internazionali. Ciò potrebbe essere raggiunto attraverso la creazione di partenariati strategici, la promozione di opportunità di investimento e la definizione di politiche di sostegno alle imprese.

In conclusione, la sostenibilità a lungo termine dell'industria della difesa ucraina dipende dalla sua capacità di affrontare le vulnerabilità strutturali e di adattarsi a nuove realtà e sfide. È essenziale che Kyiv si impegni a creare un piano di transizione post-bellica e a attrarre investimenti su larga scala, garantendo la sostenibilità e la competitività dell'industria della difesa ucraina a lungo termine.

L'industrie de défense ukrainienne fait face à la corruption et aux défis bureaucratiques.