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Dal Mare al Fiume

Smotrich anuncia nuevos asentamientos en E1 de Cisjordania, obstaculizando la creación de un Estado palestino y acelerando la anexión, desafiando las protestas internacionales y el apoyo a la causa palestina, ignorando la posibilidad de un futuro Estado y la
Mappa della zona E1, siti di costruzione e corridoio di Gerusalemme-Ma'ale Adumim.

Il ministro israeliano ha annunciato la costruzione di insediamenti nell’area E1 della Cisgiordania, un passo che ostacola la creazione di uno Stato palestinese e accelera il processo di annessione. Questo annuncio è stato fatto nonostante il sostegno internazionale alla causa palestinese. L’area E1, situata a est di Gerusalemme tra la città e il grande insediamento di Ma’ale Adumim, è strategica per la continuità territoriale della Cisgiordania. Fin dal 1967, questo corridoio è stato mantenuto libero per permettere una futura continuità territoriale tra il Nord e il Sud della Cisgiordania occupata, in attesa di un possibile Stato palestinese.

Il piano israeliano prevede anche la costruzione su una collina di proprietà vaticana. Tuttavia, l’annuncio non rappresenta un cambiamento storico definitivo. Se un giorno si dovesse arrivare a un’indipendenza palestinese, Israele dovrebbe ritirarsi dalla zona E1, indipendentemente da ciò che viene costruito. Nel caso di un Grande Israele “dal Mare al fiume” Giordano, il processo di annessione territoriale israeliana è in corso da decenni e si sta accelerando sia a Gaza che nel resto della Cisgiordania.

La lotta per la Palestina

L’eventualità di uno Stato palestinese non è morta come vorrebbero far credere le parole del ministro. La lotta per la Palestina ha molte varianti: religiosa, ideologica, nazionale e geopolitica. Tuttavia, la sua essenza è territoriale, una lotta per la conquista e il controllo della terra. Nel 1946, il piano delle Nazioni Unite per la spartizione della Palestina fu respitto dagli arabi, offrendo al sionismo l’opportunità di allargare le sue conquiste territoriali. Dopo la vittoria del 1967, il disegno di un Grande Israele fu largamente condiviso dall’opinione pubblica israeliana. Palesemente o tacitamente, la maggioranza degli israeliani è contraria alla nascita di uno Stato palestinese.

I sondaggi in Israele

I sondaggi condotti in Israele mostrano che, sebbene ci sia un desiderio di porre fine alla guerra di Gaza, questo desiderio è motivato principalmente dalla liberazione degli ostaggi, non dalla preoccupazione per la popolazione civile di Gaza. L’eventualità di uno Stato palestinese continua ad essere vista come una Palestina governata da Hamas, e un’indipendenza nazionale palestinese è sempre stata vista come una minaccia.

L’annessione territoriale

L’annessione territoriale è quasi sempre stata un’attività senza sosta. Continuò perfino durante gli accordi di pace di Oslo. Nel 1993, quando furono firmati, gli israeliani negarono la richiesta di congelare la costruzione delle colonie nei territori occupati, dove avrebbe dovuto sorgere lo Stato palestinese. Nei sette anni successivi, nonostante la trattativa in corso, gli insediamenti aumentarono del 100 per cento.

Le conseguenze dell’annuncio

L’annuncio del ministro ha poco di storico. Dovrebbe insegnare ai leader europei che riconoscere la Palestina ha una scarsa efficacia senza l’aggiunta di sanzioni economiche e politiche. Proclamare la nascita di uno Stato senza fare nulla perché esista è inutile. Dovrebbe anche spiegare ai giovani che lo slogan “una Palestina dal mare al fiume” è sbagliato. È la stessa cosa che proclama il ministro, ma a favore di Israele. Anche se lo spazio non è molto, dal Mediterraneo al Giordano dovrebbe esserci posto per due paesi.

Bandiere di paesi europei e manifesti di protesta in mezzo alle sanzioni economiche.