
Lula ha lanciato il programma ‘Brasile Soberano’, che mira a sostenere le imprese brasiliane colpite dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e a rafforzare le partnership commerciali con i paesi Brics come alternativa al mercato statunitense. Questo programma rappresenta una risposta strategica alle nuove tariffe del 50% imposte su una vasta gamma di prodotti brasiliani destinati al mercato statunitense, tariffe che non solo sono le più alte al mondo, ma sono anche fortemente motivate da ragioni politiche piuttosto che commerciali.
La decisione della Casa Bianca è stata giustificata con l’accusa che il Brasile stia violando i diritti umani e le libertà democratiche, una posizione che ha portato all’applicazione della severissima legge Magnitsky contro il giudice Alexandre de Moraes, responsabile del processo contro l’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari. Questa legge prevede l’esclusione dai circuiti bancari e finanziari americani, misura generalmente riservata a dittatori e despoti.
L’impatto economico dei dazi è significativo. Nonostante la bilancia commerciale tra Brasile e Stati Uniti sia sempre stata a favore degli USA dal 2009, con un superavit accumulato di 50 miliardi di dollari, e nonostante le due economie siano complementari e integrate, i dazi colpiscono duramente il settore agrobusiness brasiliano. Prodotti centrali come la carne, il caffè, il settore ittico, lo zucchero, il sale, la frutta tropicale, oltre al tessile e ai mobili, sono stati inclusi nella lista dei beni colpiti. Si stima che il 57% delle esportazioni brasiliane sarà colpito, con un calo dell’export di 5 miliardi di dollari nel 2025 e di 10 miliardi di dollari nel 2026. In termini di PIL, si prevede un calo dello 0,15% per il 2025 e dello 0,3% per il 2026, ma lo scenario rimane incerto a causa della possibilità di ulteriori blocchi commerciali.
Il settore del caffè è uno dei più colpiti. Il Brasile, primo produttore mondiale, fornisce il 30% del mercato statunitense, il maggiore a livello globale. Gli USA assorbono il 16% delle 50 milioni di borse di caffè esportate ogni anno dal Brasile. La confederazione dei produttori locali ha avvertito le autorità americane dei potenziali problemi di approvvigionamento, che potrebbero colpire grandi catene come Starbucks e Dunkin’. La domanda americana non potrà essere assorbita in tempi brevi da altri paesi produttori come la Colombia, il Vietnam o il Costa Rica. Anche il settore della carne bovina è duramente colpito, sebbene in questo caso i produttori locali negli Stati Uniti possano sopperire in parte alla mancanza.
La risposta del governo Lula alla stangata trumpiana è stata immediata. Inizialmente, il presidente brasiliano ha minacciato di applicare il principio della reciprocità, imponendo dazi simili sui prodotti statunitensi. Tuttavia, ha poi moderato il suo discorso e ha ordinato l’elaborazione di un piano d’emergenza per i settori colpiti. È così nato il programma ‘Brasile Soberano’, che prevede esenzioni fiscali e tributarie, linee di credito agevolate e un Fondo di garanzia all’export di 30 miliardi di reais, pari a circa cinque miliardi di euro.
Lula ha sottolineato la necessità di cercare mercati alternativi, in particolare tra i grandi partner asiatici come Cina e India. “Non possiamo accettare passivamente le decisioni ingiuste ed arbitrarie di altri – ha dichiarato – dobbiamo rafforzare le nostre partnership e trovare nuovi sbocchi per la nostra industria e il nostro agrobusiness”. Alcuni analisti ritengono che la stangata trumpiana sia anche una forma di ritorsione per il protagonismo brasiliano all’interno dell’alleanza dei Brics, che si è riunita a luglio a Rio de Janeiro. L’allargamento dei Brics, con l’ingresso di grandi e medie economie come l’Indonesia e il Vietnam, non piace a Washington, soprattutto perché cresce il desiderio di trovare alternative al dollaro per gli scambi commerciali tra i paesi membri.
Lula intende accelerare gli accordi commerciali e ha invitato Macron a superare le resistenze interne in Francia per la strategica intesa tra l’Unione Europea e il Mercosur, ancora lontana dalla ratifica definitiva. Il protezionismo di Trump obbliga il Brasile a muoversi su più fronti nel sempre più complicato gioco ad incastri del commercio globale.
