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Gaza: Bombardamenti, Carestia e Negoziazioni

Israele lancia un assalto definitivo alla città di Gaza, chiedendo la consegna delle armi e la liberazione di tutti gli ostaggi. Netanyahu rifiuta le proposte di tregua e chiede negoziati per liberare gli ostaggi in una sola soluzione. Intensi
Carri armati militari israeliani e funzionari in negoziazioni a Gaza City.

Israele ha lanciato l’assalto finale contro il centro urbano di Gaza, mentre Benjamin Netanyahu ha richiesto negoziati immediati per la liberazione di tutti gli ostaggi in un’unica soluzione. L’Onu ha dichiarato per la prima volta la carestia nella regione. La città di Gaza sarà completamente distrutta se Hamas non accetterà di consegnare le armi e liberare tutti gli ostaggi israeliani ancora sotto il suo controllo. Questo è quanto dichiarato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, dopo che il governo, guidato da Netanyahu, ha approvato i piani per un massiccio attacco al principale centro urbano dell’enclave palestinese. Prima della guerra, Gaza City ospitava circa 800mila abitanti. L’obiettivo è occupare l’area in modo permanente.

L’assalto a Gaza City è stato ordinato nonostante la diffusa opposizione sia a livello nazionale che internazionale. Questo avviene dopo che, lunedì, Hamas ha accettato la proposta dei mediatori qatarioti ed egiziani per una cessate il fuoco di 60 giorni, che avrebbe incluso il rilascio della metà degli ostaggi israeliani rimasti a Gaza. Il governo israeliano aveva promesso una risposta entro oggi, ma alla fine ha risposto con i fatti: ordinando l’attacco finale su Gaza City, una delle poche aree ancora fuori dal controllo diretto o indiretto delle Forze di difesa israeliane (IDF), e rilanciando la richiesta di liberare tutti gli ostaggi in un’unica soluzione. Netanyahu ha di fatto rigettato la proposta dei mediatori egiziani e qatarioti, aprendo una nuova fase di incertezza.

Per l’Onu, a Gaza City è in corso una carestia. Nelle ultime ore, le operazioni dell’IDF su Gaza City si sono intensificate. Questa mattina, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, almeno 13 persone sono state uccise a seguito di raid israeliani nei pressi del centro urbano palestinese. Un corrispondente dell’agenzia ha riferito che cinque vittime si trovavano in una scuola del quartiere di Sheikh Radwan, utilizzata come rifugio per sfollati. Un altro bombardamento ha colpito il campo profughi di Al-Shati, nel nord-ovest della città, causando la morte di tre persone, tra cui una bambina. Altri attacchi hanno provocato vittime anche nelle zone di Abu Iskandar, a nord, e nei quartieri di Zeitoun e Sabra, a sud, sebbene non siano stati forniti numeri precisi. Complessivamente, contando anche altri attacchi a Deir Al-Balah e altre zone della Striscia, l’emittente panaraba Al-Jazeera riferisce di 25 vittime.

Un’inchiesta condotta da una rivista e un giornale rivela che, stando ai dati provenienti da un database interno dell’intelligence israeliana, almeno l’83% dei palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio del conflitto erano civili. Il ministro israeliano Katz ha dichiarato: “Presto gli autori delle atrocità di Hamas a Gaza affronteranno gravi conseguenze, e ciò continuerà finché non accetteranno le condizioni di Israele per porre fine al conflitto, a partire dalla liberazione di tutti gli ostaggi e dal loro disarmo”. Katz ha inoltre avvertito che, in caso di mancata resa di Hamas, Gaza City “diventerà come Rafah o Beit Hanoun”, riferendosi alle due città della Striscia devastate dagli attacchi israeliani.

L’ONU ha dichiarato ufficialmente la carestia a Gaza: mezzo milione di palestinesi stanno affrontando condizioni di carestia catastrofiche, che includono fame, indigenza e morte. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un’iniziativa sostenuta dalle Nazioni Unite volta a rafforzare la sicurezza alimentare, la carestia riguarda il governatorato di Gaza, che comprende Gaza City e le aree circostanti, circa il 20% della Striscia. Nello specifico, IPC ha innalzato la sua classificazione alla “Fase 5”, il livello più alto della scala di insicurezza alimentare. Si prevede che le “condizioni catastrofiche” si estenderanno a Deir Al-Balah e Khan Younis entro la fine di settembre.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha commentato la pubblicazione del rapporto dicendo che la situazione a Gaza non può continuare “impunemente”. Israele ha dichiarato di “rifiutare categoricamente” i contenuti del documento, definendo il rapporto “infondato” e basato su “dati incompleti e di parte, oltre che su informazioni superficiali fornite da Hamas, un’organizzazione terroristica”. Tel Aviv ha inoltre criticato la valutazione dell’IPC come “unilaterale”, accusandola di trascurare “i significativi sforzi umanitari compiuti a Gaza”. Secondo Israele, “la distorsione dei fatti compromette la credibilità dell’IPC”.

Netanyahu ha dichiarato di aver impartito istruzioni affinché si tengano negoziati per il rilascio di tutti gli ostaggi detenuti a Gaza e la fine completa della guerra. Il primo ministro insiste sul rilascio di tutti gli ostaggi in un’unica soluzione, temendo che una liberazione graduale diventi per Hamas una leva di pressione politica e militare, un’arma da usare a suo favore. Secondo i media israeliani, l’attacco a Gaza City sarebbe quindi parte di una strategia per aumentare la pressione su Hamas e spingere il movimento palestinese ad accettare le condizioni di Tel Aviv. Un alto funzionario israeliano ha chiarito che, una volta individuata la sede dei negoziati, il premier ordinerà l’invio di una delegazione israeliana.

Altre dichiarazioni di Netanyahu, tuttavia, fanno dubitare di questa duplice strategia, che include colpire Gaza City e rilanciare i negoziati allo stesso tempo. In un’intervista con la tv australiana, il premier ha chiarito che Israele assumerà il controllo di Gaza, indipendentemente dal fatto che Hamas accetti o meno l’accordo sugli ostaggi.

Il tema degli ostaggi è centrale sia per Israele che per Hamas. Netanyahu ha rifiutato l’ultima proposta di tregua, allineata agli input americani, e rifiuta ogni ipotesi di rilascio scaglionato, temendo che si trasformi in uno stillicidio che lascerebbe in mano a Hamas una leva negoziale importante. Il movimento palestinese, viceversa, vede negli ostaggi ancora nelle sue mani una sorta di assicurazione sulla vita.

La strategia di Netanyahu

Ordinando l’attacco al cuore di Gaza, promettendo che andrà fino in fondo, ma annunciando al contempo nuovi negoziati, Netanyahu spera probabilmente di ottenere con la forza ciò che finora non ha ottenuto. Israele vive questo paradosso: finora quasi tutti gli ostaggi tornati a casa lo hanno fatto durante la tregua di gennaio-febbraio con Hamas. In pochi, invece, sono stati liberati dall’IDF durante le operazioni militari, che hanno invece provocato morte e distruzione su vasta scala.

Bambini malnutriti e campi profughi devastati in Gaza.