
A quasi un mese dagli accordi di Sharm El-Sheikh, la tregua mediata dagli Stati Uniti rischia di trasformarsi in un’illusione di pace. Nonostante Israele abbia annunciato il ripristino del cessate il fuoco, la situazione a Gaza rimane critica. Gli attacchi israeliani continuano, colpendo diverse località della Striscia, tra cui Gaza City, Beit Lahia nel nord, i campi profughi di Bureij e Nuseirat nel centro, e Khan Younis nel sud. Questi bombardamenti, tra i più sanguinosi dall’inizio del conflitto, hanno causato un aumento significativo del bilancio delle vittime e hanno saturato l’aria con colonne di lapilli e fumo.
Il primo ministro israeliano ha ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di effettuare “violenti attacchi” in risposta a presunte violazioni del cessate il fuoco da parte di Hamas. Il ministro della Difesa israeliano ha avvertito che Hamas pagherà un prezzo molto alto per aver attaccato i soldati e violato l’accordo di restituzione degli ostaggi caduti. Mercoledì mattina, le IDF hanno annunciato la morte di un soldato riservista, il sergente maggiore Yona Efraim Feldbaum, nella città meridionale di Rafah.
La situazione a Gaza
Hamas ha negato di aver attaccato le truppe israeliane e ha accusato Israele di violare gli accordi. Il gruppo armato palestinese ha anche dichiarato che rinvierà la restituzione del corpo di un ostaggio che avrebbe dovuto essere riconsegnato. Mentre Gaza City era illuminata dai bagliori delle esplosioni, il primo ministro israeliano ha annunciato l’ampliamento del territorio sotto controllo israeliano oltre il 53% della Striscia che le IDF controllano attualmente.
Questo iniziativa, probabilmente coordinata con l’amministrazione americana, ha suscitato preoccupazioni circa una possibile ripresa delle ostilità su vasta scala. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno minimizzato queste preoccupazioni, affermando che il cessate il fuoco sta tenendo nonostante le scaramucce.
L’accordo di cessate il fuoco
L’accordo di cessate il fuoco, mediato da Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, dovrebbe attuare la prima fase del piano di pace per Gaza in 20 punti. Secondo i termini dell’accordo, Hamas avrebbe dovuto rilasciare tutti i 48 ostaggi rimasti in suo possesso, 20 dei quali vivi, entro tre giorni dall’entrata in vigore della tregua, il 10 ottobre. Sebbene gli ostaggi viventi siano stati liberati, Hamas ha restituito solo 15 corpi, mentre 13 mancano ancora all’appello.
Le autorità israeliane ritengono che Hamas stia deliberatamente ritardando la restituzione dei resti degli ostaggi, un’affermazione che il gruppo ha definito infondata. Il capo negoziatore di Hamas ha affermato che il gruppo ha consegnato tutti gli ostaggi che ha potuto individuare e che i corpi mancanti potevano essere identificati solo da membri dell’organizzazione morti in guerra.
La speranza di pace
A quasi un mese dalla firma degli Accordi di pace di Sharm el Sheikh, la speranza alimentata dalla tregua sta svanendo. Con il ritorno delle violenze, il panico si è diffuso nuovamente tra le strade di Gaza e i prezzi dei generi alimentari, tornati ad affluire nella Striscia seppur in minime quantità, hanno subito una fiammata. I nodi di un accordo imposto più che mediato dagli Stati Uniti stanno venendo al pettine.
I ministri estremisti del governo israeliano hanno ripreso a esortare il premier a “finire il lavoro”. Finché Hamas non sarà disarmato, nessun Paese sembra ansioso di impegnare fondi per la Striscia, su cui pesa un’enorme incognita.
La scommessa degli Stati Uniti
Nel frattempo, gli americani temono che Israele potrebbe essere incline a far saltare l’accordo di cessate il fuoco. Tuttavia, durante un incontro con i funzionari di Hamas, è stato garantito agli stati arabi che ciò non accadrà. Se e come gli Stati Uniti riusciranno a mantenere la parola data potrebbe rivelarsi la scommessa più importante e rischiosa fatta sino ad ora.
