
Le tensioni internazionali frenano il multilateralismo anche in ambito finanziario e macroeconomico, in un contesto di globalizzazione sregolata, rivoluzione digitale, ruolo calante del dollaro e debiti crescenti. Le tensioni geopolitiche influenzano direttamente e indirettamente i mercati finanziari, le monete e le banche centrali. Direttamente, possono creare panico e gravi turbative agli investitori e agli intermediari, generando vere e proprie crisi finanziarie. Indirettamente, rendono più difficile o impossibile affrontare i problemi strutturali ed evolutivi della moneta e della finanza, indebolendole e rendendole più soggette a crisi non direttamente originate dalla geopolitica. In alcuni casi, la minaccia di una crisi finanziaria imminente può correggere le politiche che causano tensioni, come accaduto con le crisi dell’Eurozona degli anni 2010-13 in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Cipro. Tuttavia, la funzione disciplinante dei mercati è spesso in ritardo o troppo in anticipo, esagerata o troppo lieve, destabilizzando la politica.
A lungo termine, ciò che conta sono gli effetti indiretti. Il sistema monetario e finanziario internazionale ha problemi strutturali che, se non affrontati adeguatamente con cooperazione internazionale, tendono a infragilire la finanza. Questo la rende più esposta a shock locali che la finanza globalizzata tende a diffondere ad altri segmenti del sistema finanziario e ad altri Paesi, trasformando micro-crisi in macro-crisi internazionali, come avvenne nel caso Lehman del 2008. Tuttavia, la cooperazione necessaria per riforme strutturali del mondo monetario e finanziario globale è praticamente impossibile da ottenere in un clima geopolitico attuale, che erode ogni regola, forma di multilateralismo e istituzioni internazionali.
Problemi della finanza globale
La lista è lunga. Il problema più generale è l’effetto secondario indesiderabile della globalizzazione finanziaria, che ha creato un forte e crescente collegamento fra i mercati e gli intermediari di tutto il mondo. Dopo essere cresciuta insieme alla globalizzazione del commercio, la globalizzazione finanziaria non ha seguito l’arresto e la lieve tendenziale inversione avvenuta dalla crisi del 2008-9. La globalizzazione finanziaria può accrescere le opportunità di finanziamento e migliorare l’allocazione globale delle risorse, rendendo più produttiva l’economia mondiale. Tuttavia, se non è regolata in modo adeguato e globalmente concertato, rischia di creare disordine e speculazione, destabilizzando l’allocazione delle risorse e la produttività, e trasmettendo e amplificando shock economici negativi.
Dopo il 2008, la finanza trasformò una crisi immobiliare localizzata in alcune parti degli USA in un tremendo shock economico-finanziario mondiale. Le carenze di regolamentazione e vigilanza finanziarie individuate fra le cause di quella repentina diffusione sono state affrontate e rimediate in modo insufficiente. È questo il primo problema che un mondo meno conflittuale di quello attuale dovrebbe permettere di affrontare.
La digitalizzazione della finanza
L’urgenza di adeguare la regolamentazione dipende anche dal rapido diffondersi della digitalizzazione della finanza e dei metodi di pagamento e circolazione di denaro e titoli. Anche in Paesi poco sviluppati economicamente e finanziariamente, la digitalizzazione procede rapidamente. L’indice ONU di implementazione delle misure e delle infrastrutture necessarie per la digitalizzazione dei pagamenti ha superato il 70% globalmente ed è prossimo al 50% per i Paesi meno sviluppati. Tutto ciò accelera molto la velocità di circolazione internazionale degli strumenti monetari e finanziari, che per essere benefica richiede norme e convenzioni ben coordinate globalmente. Purtroppo, il mondo è distratto da queste urgenze e le sottovaluta, impegnato com’è a litigare con i dazi e a evitare una guerra mondiale.
L’armonizzazione delle regolamentazioni
Non è solo la digitalizzazione a richiedere maggior impegno nel miglioramento e nell’armonizzazione globale delle regole finanziarie. È urgente l’armonizzazione delle regolamentazioni e degli stili di vigilanza delle banche, degli intermediari non bancari, delle borse, che rimangono troppo differenti anche fra Paesi e regioni fra i quali i servizi finanziari sono scambiati molto intensamente, come fra gli USA, il Regno Unito e l’Unione europea. L’attenzione quasi morbosa dei media, degli operatori economici e dei politici per la politica dei tassi di interesse delle banche centrali appare mal riposta e poco rilevante rispetto a quella che andrebbe messa sull’evoluzione delle normative che devono garantire la solidità, la correttezza, la trasparenza e l’efficienza delle banche, dei fondi di investimento e dei mercati dei titoli. Tuttavia, la cooperazione globale, ancora ricca formalmente di comitati e collaborazioni dedicate a coordinare e migliorare le regole finanziarie, è oggi distratta dalle preoccupazioni geopolitiche.
La cooperación mundial debe tomar en cuenta el debilitamiento del papel del dólar y la confianza en el mercado de capital de los Estados Unidos, que hasta ahora ha sido indispensable para la fluidez del comercio y la finanza internacionales. Si trata de fenómenos probablemente inevitables en el largo plazo, debidos a la evolución natural del desarrollo económico y financiero mundial. La receta para hacer frente a ellos es teóricamente clara: hacer avanzar y difundir los instrumentos de pago internacional, de medición de precios y denominación de títulos, que no hagan referencia a un solo país sino que estén bajo la directa guía y responsabilidad de instituciones multilaterales como el Fondo Monetario Internacional.
El futuro de la finanza internacional
En los decenios siguientes a la última guerra mundial se hicieron pasos conceptualmente importantes en esta dirección, como la creación de los derechos especiales de retiro y de redes de acuerdos bilaterales entre bancos centrales. También la creación del euro ha sido de ayuda, eximiendo al dólar de ser el soporte de cada moneda europea. Ahora se necesita acelerar la cooperación monetaria. El tema no debe verse de manera divisiva, como una derrota del dólar o de la finanza de los Estados Unidos, sino como la necesidad apremiante de un mundo cada vez más económicamente multipolar, así como comercial y financieramente integrado.
El riesgo de la inacción
Si se deja debilitar el papel monetario y financiero de los Estados Unidos sin sustituirlo con instrumentos y mercados creados y guiados de manera multilateral, el entorpecimiento de la credibilidad estadounidense puede convertirse en un obstáculo peligroso para el desarrollo económico mundial, así como un posible detonante de crisis financieras verdaderamente globales.
La necesidad de una regulación financiera internacional
El FMI estima que el total mundial de los deudas públicas y privadas está superando el 240% del PIB, de los cuales el 95% son deudas públicas. Además, observa que el endeudamiento de la parte más pobre del mundo tiende a crecer con las tensiones geopolíticas y recomienda a las políticas económicas dar prioridad a la reducción de los endeudamientos. La necesidad de financiar los déficits públicos y ayudar a los deudores privados ejerce presiones sobre las bancas centrales para que sean laxas en la creación de moneda. Sin embargo, son los mismos poderes del FMI que deben ser reforzados y hechos más independientes de las influencias nacionales para permitirles coordinar de manera justa y eficaz los remedios al problema de las deudas y a todos los antes mencionados.
La cooperación internacional para una regulación financiera
Las organizaciones bancarias e imprenditoriales, los gobiernos, los medios y las opiniones públicas podrían hacer presiones para que el G20 encomiende a un FMI reforzado y más independiente el coordinamiento de una fase de urgente y profunda re-regulamentación financiera internacional.
