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Geopolitique et Finances : Naviguer dans la Confusion Mondiale

Les tensions géopolitiques affectent l'économie mondiale, affaiblissent le dollar, génèrent des dettes et des crises financières, et interfèrent avec les marchés et les banques, pouvant causer des crises. La discipline financière promeut la stabilité, mais une coopération internationale est
Un globe avec des graphiques financiers au milieu des zones de conflit militaire.

Le tensioni internazionali frenano il multilateralismo anche in ambito finanziario e macroeconomico, in un contesto di globalizzazione sregolata, rivoluzione digitale, ruolo calante del dollaro e debiti crescenti. Le tensioni geopolitiche influenzano direttamente e indirettamente i mercati finanziari, le monete e le banche centrali. Direttamente, possono creare panico e gravi turbative agli investitori e agli intermediari, generando vere e proprie crisi finanziarie. Indirettamente, rendono più difficile o impossibile affrontare i problemi strutturali ed evolutivi della moneta e della finanza, indebolendole e rendendole più soggette a crisi non direttamente originate dalla geopolitica.

A lungo termine, ciò che conta sono gli effetti indiretti. Il sistema monetario e finanziario internazionale ha problemi strutturali che, se non affrontati adeguatamente con cooperazione internazionale, tendono a infragilire la finanza. Questo la rende più esposta a shock locali che la finanza globalizzata tende a diffondere ad altri segmenti del sistema finanziario e ad altri Paesi, trasformando micro-crisi in macro-crisi internazionali, come avvenne nel caso Lehman del 2008.

Problemi della finanza globale

La lista è lunga. Il problema più generale è l’effetto secondario indesiderabile della globalizzazione finanziaria, che ha creato un forte e crescente collegamento fra i mercati e gli intermediari di tutto il mondo. Dopo essere cresciuta insieme alla globalizzazione del commercio, la globalizzazione finanziaria non ha seguito l’arresto e la lieve tendenziale inversione avvenuta dalla crisi del 2008-9.

La globalizzazione finanziaria può accrescere le opportunità di finanziamento e migliorare l’allocazione globale delle risorse, rendendo più produttiva l’economia mondiale. Tuttavia, se non è regolata in modo adeguato e globalmente concertato, rischia di creare disordine e speculazione, destabilizzando l’allocazione delle risorse e la produttività, e trasmettendo e amplificando shock economici negativi.

La crisi del 2008

Dopo il 2008, la finanza trasformò una crisi immobiliare localizzata in alcune parti degli USA in un tremendo shock economico-finanziario mondiale. Le carenze di regolamentazione e vigilanza finanziarie individuate fra le cause di quella repentina diffusione sono state affrontate e rimediate in modo insufficiente. È questo il primo problema che un mondo meno conflittuale di quello attuale dovrebbe permettere di affrontare.

La digitalizzazione della finanza

L’urgenza di adeguare la regolamentazione dipende anche dal rapido diffondersi della digitalizzazione della finanza e dei metodi di pagamento e circolazione di denaro e titoli. Anche in Paesi poco sviluppati economicamente e finanziariamente, la digitalizzazione procede rapidamente. L’indice ONU di implementazione delle misure e delle infrastrutture necessarie per la digitalizzazione dei pagamenti ha superato il 70% globalmente ed è prossimo al 50% per i Paesi meno sviluppati.

Tutto ciò accelera molto la velocità di circolazione internazionale degli strumenti monetari e finanziari, che per essere benefica richiede norme e convenzioni ben coordinate globalmente. Purtroppo, il mondo è distratto da queste urgenze e le sottovaluta, impegnato com’è a litigare con i dazi e a evitare una guerra mondiale.

L’armonizzazione delle regolamentazioni

Non è solo la digitalizzazione a richiedere maggior impegno nel miglioramento e nell’armonizzazione globale delle regole finanziarie. È urgente l’armonizzazione delle regolamentazioni e degli stili di vigilanza delle banche, degli intermediari non bancari, delle borse, che rimangono troppo differenti anche fra Paesi e regioni fra i quali i servizi finanziari sono scambiati molto intensamente, come fra gli USA, il Regno Unito e l’Unione europea.

L’attenzione quasi morbosa dei media, degli operatori economici e dei politici per la politica dei tassi di interesse delle banche centrali appare mal riposta e poco rilevante rispetto a quella che andrebbe messa sull’evoluzione delle normative che devono garantire la solidità, la correttezza, la trasparenza e l’efficienza delle banche, dei fondi di investimento e dei mercati dei titoli.

Tuttavia, la cooperazione globale, ancora ricca formalmente di comitati e collaborazioni dedicate a coordinare e migliorare le regole finanziarie, è oggi distratta dalle preoccupazioni geopolitiche.

L’aggiornamento profondo e globalmente coordinato della regolazione delle banche e della digitalizzazione è davvero urgente. La diffusione degli asset digitali trasferibili con distributed ledger e l’impegno delle stesse banche centrali a creare monete virtuali, che permettono anche pagamenti indipendenti dai circuiti bancari, tendono a spiazzare il ruolo tradizionale delle banche di deposito. Esse si vedono disintermediate e cercano di ampliare forme di raccolta che le rendono sempre più simili a intermediari non bancari, i quali sono regolati meno e diversamente. Se non si provvede con urgenza e internazionalmente a fare ordine in un mondo bancario che cerca di capire e disegnare il suo futuro, si rischia di vederlo tremare in processi disordinati di concorrenza e innovazione sregolata oppure soffocare per interventi regolatori nazionali che tolgono all’innovazione il respiro internazionale o la reprimono nell’insulso tentativo di evitarne ogni rischio. Ovviamente, ne soffrirebbero le imprese e gli individui che utilizzano servizi finanziari, nonché la produttività e la crescita.

La cooperazione mondiale e la necessità di un mondo multipolare

Le tensioni geopolitiche e le intemperanze dell’amministrazione statunitense hanno un impatto diretto su un altro aspetto del quale la cooperazione mondiale dovrebbe prendere atto, facendo seguire decisioni e provvedimenti opportuni: l’indebolimento del ruolo del dollaro e della fiducia nel mercato dei capitali USA, finora indispensabili per la fluidità del commercio e della finanza internazionali. Si tratta di fenomeni probabilmente inevitabili nel lungo periodo, dovuti all’evoluzione naturale dello sviluppo economico e finanziario mondiale. La ricetta per farvi fronte è teoricamente chiara: far progredire e diffondere gli strumenti di pagamento internazionale, di misurazione dei prezzi e denominazione dei titoli, che non facciano riferimento a un solo Paese ma siano sotto la diretta guida e responsabilità di istituzioni multilaterali come il Fondo monetario internazionale.

La necessità di un FMI rafforzato e più indipendente

La creazione dell’euro è stata di aiuto, esonerando il dollaro dall’essere il supporto di ciascuna moneta europea. Occorrerebbe ora affrettarsi ad accelerare la cooperazione monetaria. Il tema non va visto in modo divisivo, come una sconfitta del dollaro o della finanza USA, ma come la necessità impellente di un mondo sempre più economicamente multipolare nonché commercialmente e finanziariamente integrato. Se si lascia indebolire il ruolo monetario e finanziario degli USA senza sostituirlo con strumenti e mercati creati e guidati in modo multilaterale, l’inceppamento della credibilità statunitense rischia di diventare un ostacolo pericoloso per lo sviluppo economico mondiale nonché un possibile fiammifero di crisi finanziaria davvero globale.

Il problema dei debiti pubblici e privati

L’elenco dei problemi potrebbe continuare e dettagliarsi. Basti pensare che i debiti pubblici e privati nel mondo hanno raggiunto livelli prossimi all’insostenibilità, se confrontati con l’entità di ciò che le economie producono. L’FMI stima che il totale mondiale dei debiti pubblici e privati sta superando il 240% del PIL, di cui il 95% dei debiti pubblici. Inoltre, osserva che il debito della parte più povera del mondo tende a crescere con le tensioni geopolitiche e raccomanda alle politiche economiche di dare priorità alla riduzione degli indebitamenti. La necessità di finanziare i deficit pubblici e di aiutare i debitori privati esercita pressioni sulle banche centrali perché siano lasche nel creare moneta.

La necessità di un coordinamento internazionale

Tuttavia, sono gli stessi poteri dell’FMI che andrebbero rafforzati e resi più indipendenti dalle influenze nazionali per consentirgli di coordinare in modo giusto ed efficace i rimedi al problema dei debiti e a tutti quelli prima elencati. Le organizzazioni bancarie e imprenditoriali, i governi, i media e le opinioni pubbliche potrebbero far pressioni perché il G20 affidi a un FMI rafforzato e più indipendente il coordinamento di una fase di urgente e profonda ri-regolamentazione finanziaria internazionale.

Les dirigeants internationaux discutent des cadres de réglementation financière mondiale et de la finance numérique.