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Dazi USA: Un Coup Dur à l’Inde

Trump impose un impôt de 50 % à l'Inde pour l'achat de pétrole russe, risquant l'alliance indo-pacifique et affectant l'économie indienne, un marché majeur des États-Unis. Initialement, Trump avait menacé de tarifs de 25 %. L'Inde estime que 48,2
Les graphiques et les diagrammes à barres illustrent l'impact économique des tarifs des États-Unis sur

Donald Trump ha imposto dazi del 50% all’India come misura punitiva per l’acquisto di petrolio russo. Questa decisione rischia di alienare uno degli alleati più importanti degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico. Il presidente statunitense ha inizialmente annunciato tariffe del 25%, che sono poi state raddoppiate per punire New Delhi per la continua importazione di petrolio russo. Questa mossa rappresenta un duro colpo per l’economia indiana, che vede gli Stati Uniti come il suo principale mercato di esportazione. Il governo indiano stima che i nuovi dazi colpiranno 48,2 milioni di dollari di esportazioni, creando difficoltà per una delle economie in più rapida crescita al mondo.

Le conseguenze di questa misura potrebbero estendersi ben oltre le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e India. La strategia estera americana, che per oltre un decennio ha cercato di fare dell’Indo-Pacifico il fulcro del contenimento della Cina, potrebbe essere compromessa. La decisione di Trump è maturata a inizio agosto, mentre il tycoon indicava come priorità la ricerca di una soluzione duratura per il conflitto in Ucraina. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato alla NBC che le tariffe secondarie sono state pensate per rendere più difficile ai russi arricchirsi con la loro economia petrolifera.

Importazioni di petrolio russo

Dall’inizio del conflitto con Kiev, l’India ha moltiplicato le proprie importazioni di petrolio russo, arrivando a due milioni di barili al giorno da maggio 2023 in avanti. Questi rappresentano circa un terzo delle sue importazioni di crudo e circa il 45% del valore delle sue importazioni totali. Da quando l’Unione Europea ha approvato sanzioni per boicottare la Russia a gennaio 2023, Cina, India e Turchia sono diventati i tre maggiori acquirenti di petrolio russo. Il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) ha stimato che l’India ha importato 111 miliardi di euro di petrolio da allora. Secondo ICRA, un’agenzia di rating indiana, questa scelta ha permesso alle aziende di risparmiare 13 miliardi di dollari in due anni. Anche volendo ritornare indietro, il New York Times sostiene che sarebbe comunque necessario almeno un anno per sostituire il petrolio russo con quello di Arabia Saudita e Iraq.

Reazioni del governo indiano

Il premier indiano Narendra Modi ha costruito la propria carriera sul proporsi come un politico duro e poco incline a piegarsi, e difficilmente farà marcia indietro. Il giorno prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, esortava gli indiani ad essere « risoluti per il locale » e comprare prodotti nazionali. L’India è la quinta economia mondiale e una delle più in rapida crescita. Il think tank di New Delhi Global Trade Research Initiative ha stimato che i settori più colpiti saranno quelli che impiegano molta forza lavoro, come la produzione tessile, quella automobilistica, i gioielli, l’industria conciaria e quella alimentare.

Conseguenze per l’economia indiana

Il nuovo regime tariffario rappresenta uno shock strategico che potrebbe cancellare la presenza indiana negli Stati Uniti, provocando disoccupazione nei centri votati all’esportazione e mettendo in discussione il suo ruolo nella filiera industriale. Per ora rimangono esenti alcuni settori vitali per l’economia nazionale, come farmaceutica ed elettronica. Tuttavia, le tariffe non fermeranno la corsa indiana: le banche Morgan Stanley e Citigroup hanno dichiarato che i dazi impatteranno meno di un punto percentuale sulla crescita stimata al 6,5%. Tra le grandi economie globali, quella indiana è tra le meno dipendenti dalle proprie esportazioni.

Obiettivo di Trump

L’obiettivo di Trump potrebbe essere un altro: aprire il mercato indiano agli agricoltori statunitensi. Le tariffe arrivano nel momento in cui l’amministrazione USA è impegnata in un tentativo di siglare un accordo commerciale sui settori agricoli e caseari. I due Paesi si sono incontrati già cinque volte con il tentativo di chiudere la trattativa, senza nulla di fatto. New Delhi resiste all’idea di aprire questi settori all’importazione di prodotti americani a basso prezzo, mettendo a rischio il lavoro di milioni di indiani. Il Ministero del Commercio indiano sta valutando come espandere il proprio export ad altre regioni, in particolare in America Latina, Africa e Sudest Asiatico. In questo contesto, anche i negoziati per un trattato commerciale con l’Unione Europea potrebbero riprendere vigore. Il governo indiano ha fatto sapere che sta valutando programmi speciali verso più di 40 Paesi per promuovere il proprio settore tessile, fra cui il Regno Unito, il Giappone e la Corea del Sud.

Strategia estera americana

La decisione di Trump potrebbe invertire drasticamente la strategia statunitense di sostituire le manifatture cinesi con quelle indiane. Tutto alla vigilia della riunione annuale dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco), che vedrà seduti allo stesso tavolo Xi Jinping, Narendra Modi e Vladimir Putin. Nata ufficialmente nel 2001 come luogo di incontro fra Paesi centroasiatici per discutere della sicurezza dell’area, la Sco si è con gli anni allargata. Oggi le adesioni dei Paesi con cui dialoga hanno raggiunto il Caucaso, il Medio Oriente e il Nord Africa. Più di una ventina di leader provenienti dal cosiddetto sud globale ascolteranno le parole di Xi il prossimo 31 agosto. Il tema di quest’anno è quanto mai emblematico: «Nel mondo di oggi, vecchie mentalità di egemonismo e di politiche di potere hanno ancora influenza, con certi Paesi che cercano di imporre i loro interessi agli altri Paesi, minacciando seriamente la pace e la stabilità».

La guerra commerciale di Trump contro l’India risulta tra le più sorprendenti. Colpendo il Paese con dazi al 50%, il Presidente Donald Trump non solo lo umilia mettendone in pericolo la promettente ma fragile crescita economica, ma ha fatto evaporare in un batter d’occhio più di un decennio di strategia estera americana volta a fare dell’Indo-Pacifico il cardine del contenimento della Cina e, più in generale, della geopolitica globale. Tutti, inclusa l’Europa e gli Stati Uniti, in questi anni hanno guardato al Subcontinente come a una promessa sul piano economico e un’ancora di salvezza per le nostre relazioni commerciali e industriali con l’Asia.

Trump, invece, ha riservato al Paese dell’“amico” Narendra Modi un trattamento che ci si sarebbe forse aspettati nei confronti della Cina di Xi Jinping, che al momento è stata risparmiata grazie a un ennesimo rinvio della guerra tariffaria. In India non l’hanno presa bene: quello di oggi non è il Paese di venti o trent’anni fa e, a ragion veduta, si percepisce come una potenza nascente e strategica per gli equilibri mondiali.

Gli indiani faranno tutto il possibile per difendere questa traiettoria, incluso dare il benservito agli americani. L’India ambisce a diventare una nazione pienamente industrializzata entro i prossimi vent’anni, e non rinuncerà al petrolio russo. Questo cambio di strategia potrebbe avere un impatto significativo sulla geopolitica globale e sulle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e l’India.

Une carte de la région Indo-Pacifique avec des fonctionnaires diplomatiques en réunion.