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Nouveau accord en Écosse : détails et initiatives clés

En juin 2019, l'UE et les États-Unis ont convenu d'une trêve douanière et de nombreuses réductions transfrontalières dans le commerce. L'accord a été critiqué pour être asymétrique et non juridiquement contraignant. Les tensions persistent en raison de futurs hausses
Les dirigeants de l'UE et des États-Unis se serrent la main, discutent des taux de tarifs

Dopo quasi un mese di attesa, la Commissione von der Leyen e l’amministrazione Trump hanno raggiunto un testo congiunto. La tregua tariffaria è in fase di finalizzazione. Questo accordo ha suscitato molte domande sulla sua efficacia e sulle sue implicazioni per l’Unione Europea. Tra Stati Uniti e Unione Europea è stata un’estate intensa. Inizialmente, il summit NATO nei Paesi Bassi a fine giugno ha stabilito nuovi obiettivi di spesa militare. Successivamente, c’è stata una corsa per sancire una tregua commerciale dopo mesi di minacce e contro-minacce. A seguito dell’intesa politica del 27 luglio a Turnberry, Scozia, tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, e l’incertezza legata ad alcuni elementi effettivamente pattuiti, il 21 agosto è finalmente arrivato il comunicato congiunto sull’accordo quadro USA-UE. Alcuni punti sono già stati messi in moto. La Casa Bianca ha modificato settimane fa i suoi dazi « reciproci » nel rispetto di quanto concordato, mentre il 28 agosto la Commissione europea ha proposto due regolamenti per attuare le riduzioni tariffarie sulle merci statunitensi.

Il confine tra concessione ottenuta e concessione mancata per Bruxelles non è mai stato così labile

Facciamo un passo indietro. Lo scorso 2 aprile, Trump aveva inserito l’UE (considerata come un solo Paese) nella lista delle 57 controparti ree di aver alimentato ingiustamente gli squilibri commerciali degli USA e dunque soggette a dazi « reciproci » più punitivi dell’aliquota di base del 10%. Ai Ventisette Stati membri era stata annunciata un’aliquota tariffaria unica del 20% sui loro beni esportati oltre Atlantico, al netto di esenzioni settoriali, in virtù di un surplus bilaterale stabilmente sopra i 200 miliardi di dollari. Il 9 aprile, dopo la reazione negativa dei mercati finanziari americani, l’iniziativa era stata congelata fino a inizio luglio e poi inizio agosto, lasciando temporaneamente a quasi tutti i Paesi del mondo l’aliquota del 10%.

Questa finestra temporale è stata utilizzata dal commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza economica per negoziare un nuovo equilibrio con il nervoso alleato transatlantico

Gli incontri con la controparte statunitense sono stati ben 10. Tuttavia, nei mesi di trattative Trump ha lasciato più volte intendere che avrebbe alzato l’aliquota « reciproca » del 10% sui beni UE, minacciando di tornare alla soluzione del 2 aprile o a versioni più estreme pari al 30 o al 50%. Questo atteggiamento sfrontato della Casa Bianca è risultato credibile, alzando leggermente la posta con il resto del mondo senza far infuriare Wall Street.

L’intesa tra Bruxelles e Washington, non giuridicamente vincolante e denominata « Framework on an Agreement on Reciprocal, Fair, and Balanced Trade », è arrivata, concentrandosi su barriere tariffarie e non tariffarie, investimenti e aree di cooperazione

Quali sono i dettagli principali dell’accordo quadro? L’intesa tra Bruxelles e Washington ha ricevuto giudizi discordanti in Europa. Da una parte, la Commissione è stata criticata aspramente per aver concluso un accordo asimmetrico, una resa non certo all’altezza del più grande blocco commerciale e che soffre di deficit di competitività rispetto a Cina e Stati Uniti. L’intesa arriva dopo lo stallo al Summit UE-Cina di fine luglio, restituendoci l’immagine di Ventisette Paesi impotenti con le grandi potenze. Ancora, la vaghezza del linguaggio dell’accordo quadro, la natura non giuridicamente vincolante e l’assenza di un meccanismo di risoluzione creano solo sulla carta quella « certezza in tempi incerti » sbandierata in Scozia a fine luglio. Il rinnovato attacco di Trump alla legislazione digitale degli altri Paesi lo dimostra.

Dall’altra parte, assecondando alcune richieste di Trump, l’UE rischia di tradire il principio della nazione più favorita

Le accuse sopraccitate sono legittime, ma devono anche essere considerati i seguenti quattro elementi. Al di là delle discussioni presenti, degli equilibri precari e dei negoziati futuri, le relazioni transatlantiche rimarranno fragili con Trump alla Casa Bianca. E occorre sottolineare che per ogni futura amministrazione USA sarà complicato cancellare tasse sulle importazioni di questo ammontare con un solo tratto di penna. Pertanto, la strada che l’UE ha davanti a sé non cambia, ovvero alimentare e diversificare la sua grande rete commerciale globale e rafforzare la sua competitività nel mondo di oggi.

Sul primo fronte, sono mesi decisivi: la Commissione ha avviato il 3 settembre la fase finale per concludere gli accordi commerciali con Mercosur e Messico, o almeno una parte

Sul secondo fronte, la prima proposta di bilancio pluriennale pari a 2mila miliardi di euro per il periodo 2028-2034, di cui 168 miliardi per l’inizio del ripagamento dei debiti contratti per NextGenerationEU, non è assolutamente all’altezza della portata delle sfide enunciate nei rapporti Draghi e Letta. Oltre Atlantico, se l’estate non è ancora finita, non lo sono nemmeno le novità sui dazi. Il futuro delle tariffe introdotte da Trump tra febbraio e aprile 2025, tra cui quelli « reciproci », sulla base dello International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, resta appeso alla decisione della Corte suprema dopo l’opinione negativa della Corte d’appello per il circuito federale della settimana scorsa sull’utilizzo dell’autorità da parte di Trump.

Un’eventuale abrogazione di questi dazi rigetterebbe nel caos la politica commerciale dell’amministrazione MAGA (le alternative statutarie esistenti non avrebbero la stessa potenza di fuoco dello IEEPA) e invaliderebbe quel 15% applicato alle importazioni dall’UE. Senza dimenticare quanto pesi per gli umori di Trump l’andamento dell’economia statunitense e quello di Wall Street: proprio oggi sono usciti dati importantissimi sull’occupazione nazionale relativi al mese di agosto, che hanno confermato l’evidente indebolimento del mercato del lavoro.

Conseguenze economiche

L’abrogazione dei dazi potrebbe avere conseguenze significative per l’economia statunitense, in particolare per le importazioni dall’UE. La politica commerciale dell’amministrazione MAGA sarebbe messa in crisi e il 15% applicato alle importazioni dall’UE sarebbe invalidato. Inoltre, l’andamento dell’economia statunitense e quello di Wall Street sono molto influenzati dagli umori di Trump, quindi è importante monitorare la situazione.

Les graphiques et les pancartes mettent en évidence les disparités économiques et les préoccupations concernant les accords.