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Énergie Sûre en Ukraine : La Mission de Kiev entre Urgence et Avenir

La sécurité énergétique en Ukraine est cruciale pour faire face aux menaces russes et à la récupération rapide. Moscou a endommagé les infrastructures, augmentant les coûts de réparation. Kiev cherche à diversifier sa matrice énergétique et à assurer l'approvisionnement
Infrastructure énergétique endommagée et paysages d'hiver avec des équipes de réparation.

La corsa di Kiev a rimpinguare gli stoccaggi di gas sotto la minaccia degli attacchi russi passa dalle importazioni. Tuttavia, l’Ucraina sta anche guardando alla transizione energetica, con l’Italia in prima fila. Con l’inverno ormai alle porte, la questione della sicurezza e della resilienza energetica in Ucraina è tornata a occupare un posto centrale nel dibattito nazionale e internazionale. La stabilità del sistema energetico ucraino rappresenta non solo una priorità umanitaria, ma anche un fattore essenziale per assicurare una più rapida ripresa del Paese.

Fin dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022, le infrastrutture energetiche ucraine, in particolare in quelle nelle regioni centro-orientali del Paese, sono state sistematicamente prese di mira da Mosca. Gli attacchi, sia fisici che cibernetici, hanno colpito in modo mirato la capacità di generazione, trasmissione e distribuzione, compromettendo la tenuta dell’intero sistema energetico integrato. A dicembre 2024, i danni diretti stimati dalla Banca mondiale nel settore energetico ed estrattivo superavano i 20,5 miliardi di dollari. La generazione elettrica da sola assorbiva oltre metà delle perdite (11,9 miliardi), seguita dal comparto del riscaldamento centralizzato (2,5 miliardi), dal settore petrolifero (1,7 miliardi) e da quello del gas (1,35 miliardi). Parallelamente, i fondi necessari alla ripresa e ricostruzione del settore hanno subito un’impennata, arrivando a 67,8 miliardi di dollari, circa 20 miliardi in più rispetto alle proiezioni dell’anno precedente.

La resilienza energetica ucraina: un banco di prova cruciale

In questo scenario, la resilienza energetica ucraina si configura come un banco di prova cruciale per la tenuta dello Stato e la capacità di garantire continuità nei servizi essenziali alla popolazione civile. Kiev si muove oggi su un doppio binario: da un lato, la necessità urgente di mettere in sicurezza le infrastrutture esistenti e di assicurare elettricità e scorte di gas naturale in vista dei mesi più rigidi; dall’altro, la spinta verso un modello energetico più diversificato, decentralizzato e meno vulnerabile agli shock esterni. La transizione energetica ucraina, in questo senso, non è solo un obiettivo ambientale o tecnologico, ma una componente chiave della strategia nazionale di difesa e adattamento in tempi di guerra.

Come si sta preparando l’Ucraina all’arrivo dell’inverno e, parallelamente, quale spazio si apre per l’Italia nel sostenerne gli obiettivi di sicurezza energetica? Con l’abbassarsi delle temperature e l’avvio della cosiddetta « stagione del riscaldamento », garantire la continuità dell’accesso all’energia e al riscaldamento assume un valore cruciale per la stabilità sociale ed economica dell’Ucraina. Le autorità di Kiev sono impegnate in un intenso sforzo per assicurare la disponibilità dei servizi essenziali durante l’inverno 2025-2026. Le misure in corso comprendono interventi di ripristino e manutenzione delle infrastrutture danneggiate, l’accumulo di riserve strategiche di gas, carbone e olio combustibile, nonché il rafforzamento delle protezioni fisiche contro possibili attacchi esterni.

Il sistema di riscaldamento centralizzato rappresenta uno snodo fondamentale: secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nel 2022 circa un terzo delle famiglie ucraine dipendeva da questa rete per l’acqua calda e il riscaldamento. La produzione termica nazionale è alimentata per circa il 70% da gas naturale. In tale quadro diventa determinante monitorare non solo la capacità interna di produzione di gas, ma soprattutto il livello effettivo delle riserve già accumulate dall’Ucraina, fattori che incidono e incideranno direttamente sul volume di importazioni necessarie e, più in generale, sulla resilienza energetica del Paese nei mesi invernali.

Secondo le stime della società di consulenza ucraina ExPro, al 14 settembre 2025 le riserve di gas ammontavano a 12,055 miliardi di metri cubi (bcm), in linea con i valori dell’anno precedente. Si tratta di un dato significativo se confrontato con la situazione registrata a metà aprile: all’inizio dell’injection period i volumi erano scesi a 5,41 bcm – il livello più basso dal 2001 – con una riduzione del 35% rispetto al 2023, a causa dei danni crescenti agli impianti di produzione e stoccaggio. Nel corso di settembre 2025 l’Ucraina ha immesso quotidianamente circa 53,9 milioni di metri cubi (mcm) di gas nei siti di stoccaggio, metà dei quali provenienti da importazioni, gestite quasi interamente dalla compagnia statale Naftogaz.

Gli approvvigionamenti esterni provengono principalmente da Ungheria, Polonia e, in misura minore, Slovacchia. Nel 2024 l’Ucraina ha importato dall’Ungheria – tradizionalmente la rotta più conveniente a livello economico – una media di 9,1 mcm al giorno, e 5,9 mcm dalla Polonia. Le forniture slovacche, pur garantendo una capacità di 42 mcm al giorno, sono state meno utilizzate a causa dei costi più elevati. Per raggiungere livelli di sicurezza adeguati in vista dell’inverno e il target prefissato dal governo a 13,2 bcm – più alto rispetto ai 12,8 bcm raggiunti la scorsa stagione – sarà comunque necessario accumulare ulteriori 1-1,5 bcm di gas.

Inoltre, da quest’anno Kiev potrà contare sulla rotta transbalcanica, lungo il corridoio Bulgaria-Romania-Ucraina, resa operativa grazie a un nuovo accordo con il gruppo SOCAR per l’acquisto di gas naturale dall’Azerbaijan. L’intesa ha già consentito all’Ucraina di ricevere una prima, seppur limitata, fornitura a fine luglio, rappresentando un passo strategico che apre prospettive di più ampia cooperazione energetica bilaterale. Anche gli Stati Uniti sono entrati a pieno titolo tra i nuovi fornitori di gas per l’Ucraina. Il 12 settembre scorso il gruppo Naftogaz ha immesso nella rete 400 mcm di gas naturale liquefatto (GNL) – a fronte dei 450 mcm previsti dall’accordo con la polacca ORLEN – proveniente dagli USA e giunto in Ucraina attraverso i terminali di Swinoujscie, in Polonia, e di Klaipeda, in Lituania.

L’incremento delle importazioni, tuttavia, rende ancora più urgente attrarre nuovi flussi finanziari. In questa direzione Kiev continua a fare affidamento sul sostegno dei partner internazionali, tra cui la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), attori già da anni centrali nel sostenere la modernizzazione e la resilienza del settore energetico ucraino.

A luglio 2025 l’Italia ha ospitato a Roma la quarta edizione della Ukraine Recovery Conference (URC), l’evento annuale dedicato alla ripresa e ricostruzione dell’Ucraina. Tra le tematiche discusse, quella della resilienza energetica ha ricoperto uno spazio notevole, a dimostrazione dell’interesse italiano e internazionale a rafforzare le infrastrutture energetiche ucraine. Il sostegno dell’Italia in questo settore si è concentrato fin dall’inizio sulla fornitura di componenti e tecnologie per la ricostruzione, in linea con gli obiettivi di transizione e decarbonizzazione, posizionando il Paese come partner strategico nel processo di ammodernamento e decentralizzazione degli impianti energetici ucraini.

La partnership, avviata con un memorandum d’intesa firmato a dicembre 2023 alla COP28 di Dubai tra il viceministro dell’Energia ucraino e il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica italiano, ha aperto la strada a collaborazioni tra aziende dei due Paesi, in particolare nel comparto delle rinnovabili. A inizio febbraio 2025 l’Italia ha ulteriormente rafforzato il proprio impegno con un accordo firmato dall’ambasciatore in Ucraina insieme al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente per un progetto da due milioni di euro volto a migliorare la resilienza energetica delle città ucraine, attraverso l’integrazione di fonti rinnovabili, microreti urbane e programmi di formazione. L’iniziativa rientra in un più ampio pacchetto di 125 milioni di euro a sostegno della sicurezza energetica ucraina, che comprende anche 100 milioni stanziati nell’ambito di un’iniziativa con la BERS.

A ciò si aggiunge il contributo di Enel, che attraverso la « Ray of Hope Initiative » ha promosso l’installazione di pannelli solari in diverse strutture sanitarie ucraine, portando il know-how italiano nel settore delle rinnovabili a diretto supporto della resilienza energetica del Paese e dei suoi obiettivi di lungo periodo. Inoltre, l’Italia ha destinato 13 milioni all’Energy Support Fund – istituito dalla Commissione europea con il ministero dell’Energia ucraino – per l’acquisto di un’unità di turbina a gas.

La URC di quest’anno ha rappresentato un nuovo passo avanti nella cooperazione tra Italia e Ucraina, con un’attenzione particolare al settore energetico. A conferma del ruolo pionieristico dell’Italia nel trasferimento di tecnologie innovative, è stato firmato un memorandum di cooperazione tra la società italiana Sname e il Gas Transmission System Operator of Ukraine (GTSOU). L’intesa riguarda l’analisi delle prospettive del GNL e del trasporto via pipeline tra i due Paesi, incluso l’uso potenziale degli impianti di stoccaggio ucraini, nonché la creazione di una piattaforma congiunta dedicata alla manutenzione della rete e alla ricerca sul trasporto di gas decarbonizzati.

Rilevanti anche gli accordi in ambito finanziario e assicurativo promossi da SACE, SIMEST e BEI. Senza dimenticare il lancio dello EU Flagship Fund for the Reconstruction of Ukraine, il nuovo veicolo di investimento a sostegno del settore privato ucraino – coordinato dalla Commissione europea con il coinvolgimento dei governi di Italia, Francia, Germania e Polonia e delle principali istituzioni finanziarie per lo sviluppo, tra cui Cassa Depositi e Prestiti (CDP) – che consentirà l’avvio di progetti mirati alla transizione e alla sicurezza energetica.

Se è vero che la posizione geografica dell’Italia non la rende un attore centrale per l’approvvigionamento di gas durante la stagione invernale, diversamente da altri Paesi europei, il contributo italiano alla sicurezza e alla transizione energetica ucraina resta tutt’altro che marginale. Gli accordi industriali e i meccanismi finanziari attivati rappresentano infatti un investimento strategico, destinato a incidere in modo significativo sul futuro energetico del Paese.

La transition de l'Ukraine vers un modèle d'énergie renouvelable diversifiée et résiliente.