
A Tianjin, i leader di Cina, Russia, India e altri paesi rivendicano un “vero multilateralismo” e delineano le prospettive di un nuovo ordine globale. In un mondo caratterizzato da turbolenze e cambiamenti, è giunto il momento che il Sud globale contribuisca alla nascita di un nuovo ordine multilaterale. Questo messaggio è stato inviato chiaramente dalla città portuale di Tianjin, a sud di Pechino, dove il presidente cinese ha accolto i capi di stato di Russia, India, Pakistan, Iran e altri 22 paesi non occidentali in occasione del 25esimo vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO).
Durante il suo discorso alla plenaria, il presidente cinese ha criticato il “comportamento prepotente” di altri paesi, senza nominare esplicitamente Donald Trump, e ha esortato i partecipanti a opporsi alla “mentalità da guerra fredda” per costruire un nuovo modello di “vero multilateralismo”. Ha sollecitato una maggiore cooperazione per incrementare il commercio e gli investimenti, annunciando che Pechino fornirà 2 miliardi di yuan (circa 280 milioni di dollari) di aiuti a fondo perduto agli stati membri quest’anno e ulteriori 10 miliardi di yuan di prestiti a una banca di sviluppo SCO nei prossimi tre anni.
Il vertice ha offerto un palcoscenico ideale a Vladimir Putin. Durante il suo discorso, il presidente russo ha difeso la decisione di invadere l’Ucraina su vasta scala all’inizio del 2022, sostenendo che il conflitto fosse il risultato di un colpo di stato a Kiev, sostenuto e provocato dall’Occidente, in riferimento alle sanguinose proteste di Euromaidan del 2014, che si sono concluse con la destituzione del presidente alleato del Cremlino. Putin ha aggiunto che la seconda causa della crisi sono i continui tentativi dell’Occidente di trascinare l’Ucraina nella NATO.
Il contesto attuale è differente: a tre anni e mezzo dall’inizio del conflitto, Putin non è affatto isolato sulla scena internazionale. In qualità di ospite d’onore al vertice, ha colto l’occasione di ribadire la sua narrativa sulla guerra, nel plauso generale. Intanto, l’ultimatum di Washington a Mosca per i negoziati con Kiev era scaduto senza alcuna conseguenza. A Tianjin, Mosca e Pechino hanno firmato un accordo per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2, un progetto che potrebbe rimodellare i flussi energetici globali. Tuttavia, il documento definisce solo i termini generali, senza fornire dettagli sui prezzi, per anni il principale ostacolo nei negoziati.
Tra i partecipanti più attesi alla SCO figuravano anche il Primo Ministro indiano e il Presidente turco. La visita del Primo Ministro indiano in Cina, dopo sette anni, è stata significativa, avvenuta mentre i rapporti tra India e Washington sprofondano, dopo che Trump ha raddoppiato i dazi sulle esportazioni indiane al 50%, citando il rifiuto di Delhi di interrompere gli acquisti di petrolio russo. Il Primo Ministro indiano ha dichiarato che India e Russia hanno una partnership privilegiata e ha invitato Putin in India il prossimo dicembre.
Sul fronte indo-cinese, segnato da una lunga disputa sul confine himalayano, controversie commerciali e dal sostegno della Cina al Pakistan, Tianjin ha inviato inequivocabili segnali di disgelo. Secondo quanto riportato dai media statali, il presidente cinese ha affermato che i legami con New Delhi potrebbero essere “stabili e di vasta portata” se entrambi si concentrassero sul considerarsi reciprocamente come partner anziché come rivali. Durante il vertice, il presidente cinese, Putin e il Primo Ministro indiano sono stati visti più volte chiacchierare, affiancati dai loro interpreti ufficiali.
Mentre il Washington Consensus scricchiola sotto i colpi della politica trumpiana, Pechino ha abilmente sfruttato il vertice per presentarsi come pilastro di una governance globale alternativa. “Lo spirito di Tianjin” rappresenta circa metà dell’economia globale, 25 Paesi membri e il 40% della popolazione mondiale. Il momento appare propizio: la Cina prova a raccogliere consenso mentre Trump porta acqua al suo mulino; la guerra dei dazi voluta dal tycoon ha colpito mezzo mondo, partner e non, inimicandosi potenziali alleati nella partita contro Pechino.
Da migliaia di chilometri di distanza, l’Europa, ostaggio della propria dipendenza dagli Stati Uniti a causa della guerra alle porte, ha seguito il vertice di Tianjin con timore. Gli europei sembrano aver perso la capacità di incarnare una “terza via” da contrapporre al mondo di Trump e a quello caldeggiato dal triumvirato di altrettante potenze nucleari che possono contare, rispettivamente, sul secondo, terzo e quarto esercito più grande del mondo. I sorrisi e le strette di mano a favore di telecamere hanno fornito un messaggio potente: dal caos nutrito da Donald Trump emergerà un nuovo ordine di cui l’Occidente rischia di essere solo spettatore.
Le regole del mondo non sono più un affare esclusivo del blocco transatlantico e, a differenza del passato, gli “altri” alla volontà politica possono affiancare il peso economico. Questo è il senso dei grandi proclami emersi dal Summit SCO ospitato dalla Cina a Tianjin. La Cina, padrone di casa, punta a legittimare il suo ruolo di vero interprete di un ordine che non sia egemonico, con gli Stati Uniti al centro, ma fondato su un meccanismo egualitario in termini di peso internazionale, grazie alla rivalutazione del suo contributo alla guerra contro i “fascismi” della Seconda guerra mondiale.
L’India partecipa in prima fila nel proclamare la propria indipendenza in politica estera dagli Stati Uniti di Trump, mostrando uno stretto rapporto con Putin e distendendo le tensioni con Pechino. Tuttavia, questo blocco deve ancora dimostrare di ottenere risultati concreti e il riavvicinamento tra il Dragone e l’Elefante non nasconde del tutto una diffidenza tra India e Cina che è strutturale e non può essere risolta con un solo incontro.
