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Jour de la Palestine aux Nations Unies

À la 80e Assemblée générale de l'ONU, la fracture entre Israël, les États-Unis et la communauté internationale est mise en évidence par la reconnaissance de la Palestine, avec les États-Unis, selon le Royaume-Uni, le Canada, l'Australie et le Portugal.
Les diplomates de divers pays reconnaissent la Palestine à l'assemblée des Nations Unies.

L’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite si apre a New York con il riconoscimento della Palestina al centro delle discussioni, evidenziando la crescente frattura tra Israele, Stati Uniti e gran parte della comunità internazionale. La questione del riconoscimento di uno Stato palestinese è al centro dell’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si tiene dal 20 al 29 settembre al Palazzo di Vetro. Sebbene i conflitti a Gaza, in Ucraina e in Sudan siano in cima all’agenda, l’Assemblea si svolge in un contesto di forti pressioni internazionali mentre l’esercito israeliano avanza con le truppe di terra su Gaza City, demolendo edifici e infrastrutture e causando centinaia di morti, aggiungendosi ai circa 65.000 già causati in quasi due anni di bombardamenti.

La crisi umanitaria e la carestia provocate da Israele nella Striscia di Gaza hanno infiammato l’opinione pubblica in molti paesi del mondo. La scorsa settimana, una commissione indipendente delle Nazioni Unite ha rilevato prove evidenti di genocidio a Gaza, riecheggiando le valutazioni delle principali organizzazioni internazionali e israeliane per i diritti umani. Alla vigilia dell’incontro alle Nazioni Unite, Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo, storicamente paesi vicini a Israele, hanno annunciato che riconosceranno formalmente la Palestina, allineandosi con gran parte dei Paesi membri dell’Assemblea che lo hanno già fatto.

Reazioni di Israele

Il premier israeliano ha dichiarato che riconoscere uno Stato palestinese dopo l’orribile massacro del 7 ottobre è dare una ricompensa enorme al terrorismo e ha aggiunto che uno Stato palestinese non verrà creato a ovest del fiume Giordano. Il ministro delle finanze ultranazionalista, egli stesso un colono, ha ribadito la sua richiesta che Israele annetti immediatamente la Cisgiordania, che Israele ha sottoposto a occupazione militare dal 1967. Le sue parole sono state riprese dal ministro di estrema destra, che ha chiesto lo smantellamento completo dell’Autorità Nazionale Palestinese, e dai ministri del partito di Netanyahu, tra cui il ministro della Difesa.

Posizione degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, il più stretto alleato di Israele, non hanno commentato la decisione degli alleati di riconoscere uno Stato palestinese. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti ha già chiarito di essere assolutamente contrario. Questo mese al Congresso degli Stati Uniti è stata notificata una vendita a Tel Aviv per 6 miliardi di dollari di armi, tra cui decine di caccia F-15, jet da combattimento F-35, elicotteri, aerocisterne di rifornimento aereo, munizioni e bombe. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ha più volte incoraggiato i desideri della destra israeliana di conquista e insediamento di Gaza, vagheggiando un piano per trasformare l’enclave in una nuova ‘Riviera’ sul Mediterraneo, piena di hotel di lusso e progetti abitativi costruiti dopo una presunta “emigrazione volontaria” dei palestinesi, che equivarrebbe a una pulizia etnica.

Posizione della comunità internazionale

La difficoltà per la comunità internazionale di arrivare a una soluzione a due Stati senza la collaborazione di Stati Uniti e Israele è evidente. Tuttavia, mai prima d’ora l’Onu e i Paesi membri si erano espressi in modo così netto al fianco della Palestina. Sul campo, le condizioni necessarie per la nascita di uno stato palestinese di fatto non ci sono: in Cisgiordania gli insediamenti israeliani proliferano, mentre l’offensiva su Gaza City ha costretto già oltre 300.000 persone a fuggire dalla città per cercare riparo in un’enclave dove non ci sono più posti sicuri. I diplomatici ritengono che il riconoscimento della Palestina sia lo strumento migliore in questo momento per proteggere la soluzione dei due Stati.

Posizione dei Paesi membri dell’Onu

Fino ad ora oltre 147 Stati membri dell’Onu hanno riconosciuto lo stato di Palestina e si prevede che altri, tra cui il Regno Unito e la Francia, faranno altrettanto. Il loro voto è particolarmente importante in quanto Londra e Parigi, insieme a Cina, Russia e Stati Uniti, fanno parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con diritto di veto. Roma e Berlino sono più caute e hanno detto di considerare il riconoscimento della Palestina prematuro senza l’assenso israeliano.

Promuovere il miraggio di uno Stato palestinese senza intraprendere azioni concrete per fermare l’annientamento in corso oggi sarebbe ipocrita e controproducente. Se è vero che l’isolamento di Israele sembra aggravarsi, lo è anche il fatto che nessuno finora abbia minacciato iniziative tangibili come la rottura delle relazioni diplomatiche, boicottaggi economici, sportivi e culturali. Molti citano l’esempio del Sudafrica, dove il regime di apartheid fu smantellato anche grazie alla censura e alle sanzioni internazionali. Il Sudafrica dell’apartheid non cambiò idea da solo, ma fu costretto a prendere decisioni molto realistiche per sopravvivere.

Il riconoscimento della Palestina: una soluzione?

Il riconoscimento della Palestina non è certo la soluzione della crisi di Gaza. La durezza con cui i vertici israeliani hanno reagito non lascia dubbi sull’irritazione di Tel Aviv per la decisione, presa contestualmente da tre paesi del Commonwealth (Regno Unito, Australia e Canada) tradizionalmente vicini a Israele, dai primi tre membri del G7 (Francia, Regno Unito e Canada) e che porta a ben 150 i paesi che ora riconoscono la Palestina. L’isolamento cresce, ormai con il solo sostegno di pochi paesi e sempre più si parla di “momento Sudafrica” per Israele: anche gli annunci primariamente simbolici pesano e possono fare la differenza.

Les bâtiments détruits et les fournitures médicales au milieu de la crise humanitaire à Gaza.