globo_gris_transparente

Australie : Le Jour Après l’Attentat

En Australie, un attentat terroriste pendant Hanoukka à Sydney laisse 15 morts et 42 blessés, y compris deux rabbins, une fillette de 10 ans et un survivant de l'Holocauste. Un héros musulman, Ahmed el-Ahmed, désarme un des assaillants. L'attentat
Les services d'urgence répondent à un tir à Bondi Beach pendant Hanoucca.

Spari a Sydney durante i festeggiamenti per Hanukkah. L’Australia fa i conti con il peggior attentato terroristico della sua storia recente, segnato da antisemitismo crescente e dalla crescente diffusione delle armi. In pochi minuti, il rumore di colpi d’arma da fuoco, la folla che grida e scappa. I frammenti di video circolati online dopo l’attentato a Bondi Beach, la spiaggia più celebre di Sydney, hanno gettato l’Australia nell’incubo del terrorismo.

Secondo la polizia del Nuovo Galles del Sud, almeno due attentatori – padre e figlio, il primo dei quali ucciso dagli agenti – hanno aperto il fuoco sulle persone che festeggiavano Hanukkah, la festa ebraica che celebra la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme. L’attentato di matrice terroristica ha provocato 15 vittime e 42 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime, una bambina di 10 anni, due rabbini e un sopravvissuto all’Olocausto di 87 anni: è una delle stragi di odio antisemita più gravi mai vista fuori dal territorio israeliano.

Durante la confusione, un uomo è stato definito un « eroe » dalla stampa internazionale per aver aggredito uno degli attentatori, disarmandolo. Si tratta di un fruttivendolo musulmano di origine siriana, padre di due figli. Nel corso del suo intervento, diventato virale sui social, è stato colpito a una gamba ma non è in pericolo di vita.

Il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha dichiarato: “Il suo incredibile coraggio ha senza dubbio salvato innumerevoli vite. Non c’è dubbio che sarebbero andate perse più vite se non fosse stato per lui”.

Sebbene le sparatorie di massa siano rare in Australia, la comunità ebraica era già in fibrillazione a causa dell’aumento degli episodi antisemitici negli ultimi due anni. Il governo ha adottato una serie di misure di sicurezza e precauzionali, ma le autorità israeliane hanno più volte manifestato dubbi sul fatto che fossero inadeguate.

Il premier Anthony Albanese si è trovato non solo a dover confortare un paese preoccupato e in lutto, ma anche a difendere il suo governo dalle critiche mosse da Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha accusato il governo di Sydney di aver “gettato benzina sul fuoco antisemita” con il recente riconoscimento dello Stato di Palestina.

“Il vostro governo non ha fatto nulla per fermare la diffusione dell’antisemitismo in Australia. Non avete fatto nulla per frenare le cellule tumorali che stavano crescendo all’interno del vostro Paese” ha detto Netanyahu. “Non avete preso alcuna misura. Avete lasciato che la malattia si diffondesse e il risultato sono gli orribili attacchi contro gli ebrei a cui abbiamo assistito oggi”.

Il premier australiano ha rigettato ogni collegamento tra il riconoscimento dello Stato palestinese e il massacro di Bondi, ribadendo che “la stragrande maggioranza del mondo riconosce che la soluzione dei due Stati è la strada da seguire in Medio Oriente”.

Le accuse mosse all’esecutivo australiano sottolineano il contrasto tra la prontezza del governo israeliano ad attribuire la responsabilità del terrorismo all’estero e il suo continuo rifiuto di assumersi la responsabilità del massacro del 7 ottobre, a più di due anni di distanza.

L’attacco a Bondi Beach costringe la società australiana a interrogarsi sul controllo delle armi da fuoco, un tema che molti nel paese ritenevano archiviato. L’Australia, teatro nel 1996 del massacro di Port Arthur in Tasmania, in cui persero la vita 35 persone, possiede una legislazione sulle armi tra le più severe ed efficaci al mondo.

Dopo l’orrore di quell’episodio, il governo federale e i governi statali collaborarono per limitare le armi semiautomatiche, inasprire i requisiti per le licenze e introdurre condizioni più stringenti per i possessori. Tuttavia, il premier Albanese ha dichiarato: “Pensavamo di avere una legge rigorosa sul porto d’armi. Ma evidentemente non lo era abbastanza”.

Lunedì mattina, la polizia ha confermato che uno dei presunti autori della sparatoria era un possessore registrato di armi da fuoco e aveva sei armi da fuoco ottenute legalmente. Tra i sostenitori del controllo delle armi cresce la preoccupazione che queste siano ancora troppo facili da reperire.

Gli esperti di sicurezza hanno messo in guardia sulle nuove minacce, come le armi stampate in 3D e il crescente attivismo della lobby delle armi che invita i possessori a diventare più attivi politicamente per sostenere ulteriormente la loro industria.

Mentre l’Australia sotto shock si prepara a seppellire le vittime dell’attacco secondo la tradizione religiosa ebraica, il governo federale e i leader statali hanno concordato misure urgenti per contrastare la minaccia terroristica. Tra le decisioni prese dall’esecutivo, quella di autorizzare la creazione di un registro nazionale delle armi da fuoco e lo stanziamento di 100 milioni di dollari australiani (circa 65 milioni di euro) per gli stati e i territori.

Altre misure includono limiti al numero di armi da fuoco che una singola persona può possedere e l’obbligo per gli acquirenti di armi di essere cittadini australiani.

Il ministro degli interni Tony Burke ha dichiarato in una conferenza stampa che il giovane attentatore era nato in Australia, mentre suo padre era entrato nel paese per la prima volta nel 1998 con un visto per studenti, che era stato poi convertito in residenza e da allora rinnovato più volte.

I due uomini, secondo fonti dell’intelligence australiana, avrebbero giurato fedeltà al gruppo terroristico dello Stato Islamico, del quale sono state trovate due bandiere sulla loro auto.

Il primo Albanese ha scritto su X: “Siamo al fianco degli ebrei australiani e ci opponiamo all’odio e alla violenza. L’antisemitismo è una piaga e lo sradicheremo insieme”. L’attacco a Bondi Beach, compiuto da una coppia terroristica di padre e figlio, ricorda come la violenza jihadista, pur meno visibile rispetto al picco di dieci anni fa, non sia affatto scomparsa.

Basti pensare che nel medesimo fine settimana un estremista in forza ai nuovi apparati di sicurezza siriani ha ucciso due soldati e un interprete statunitensi a Palmira, mentre le autorità tedesche hanno sventato un piano per colpire un mercatino di Natale, confermando la persistenza di una minaccia transnazionale diffusa e mutevole.

Il terrorismo jihadista va letto nel quadro delle attuali tensioni geopolitiche

La guerra a Gaza, in particolare, nonostante la fragile tregua di ottobre, continua a servire da catalizzatore per la causa jihadista, anche in Occidente. Al contempo, gli attentati incidono direttamente sul discorso politico, come mostrano le dure dichiarazioni rilasciate da Netanyahu e la netta presa di posizione del suo omologo australiano.

Photos des dirigeants et des mesures de sécurité dans les communautés juives.