
Dopo un massacro nelle favelas di Rio de Janeiro attribuito al Comando Vermelho, il Brasile si trova a fronteggiare una criminalità organizzata dilagante, mentre le divisioni politiche tra approcci di tolleranza zero e soluzioni sociali inefficaci complicano ulteriormente la situazione. Il bilancio provvisorio della maxioperazione della polizia di Rio de Janeiro parla di 121 morti: 4 agenti e 117 giovani delle favelas, presunti membri del potente “Comando Vermelho” (CV), la fazione più grande nella città carioca con ramificazioni in tutto il territorio nazionale. L’azione della polizia è stata ordinata dal governatore di Rio senza la collaborazione del governo federale, evidenziando uno dei problemi più grandi del Paese: lo scontro tra i diversi poteri che blocca l’azione di repressione e smantellamento delle mafie.
La costituzione brasiliana assegna ai singoli stati la responsabilità dell’ordine pubblico, eccetto per delitti che vengono pianificati e commessi in diversi stati o a livello internazionale. Il Comando Vermelho opera su entrambi i livelli. Nelle favelas che controlla, gestisce tutte le attività commerciali lecite e non, dallo spaccio alla distribuzione delle bombole del gas, dalla rete di autobus che portano i pendolari al lavoro alla somministrazione clandestina dell’energia elettrica e della tv via cavo. Tra le viuzze di questi conglomerati urbani, i narcos reclutano ragazzini giovanissimi, dai 12 anni in su, e li fanno lavorare come fattorini, sentinelle e poi soldati. Dispongono di un grande dispositivo di armi e munizioni, dettano legge, pianificano sequestri, furti, scippi, omicidi o assalti a banche e negozi. Le loro attività, però, si espandono in altre regioni del Brasile, fino alla frontiera amazzonica con il Perù e la Colombia, da dove arriva la cocaina, o a quella del Paraguay, da dove si importano armi e materiale di contrabbando.
Il Comando Vermelho e il PCC: due potenti fazioni del crimine organizzato in Brasile
L’altro grande gruppo rivale è il PCC (Primeiro Comando da Capital) di San Paolo, anch’esso con una struttura tentacolare e grande infiltrazione nello strategico porto di Santos, da dove parte gran parte della cocaina che arriva nei porti europei, come Anversa, Marsiglia o Gioia Tauro. A San Paolo il PCC non ha rivali, ma la geografia del crimine organizzato a Rio è molto più complessa. Nella città operano anche altre fazioni create da scissioni del CV e le milizie paramilitari formate da agenti corrotti della polizia che offrono “protezione” a determinati quartieri in cambio del pagamento di un pizzo.
La lotta contro il crimine organizzato in Brasile: una sfida senza fine
Le incursioni militari nelle favelas sono una pratica ricorrente, ma il bilancio è sempre tragico e non riesce a spezzare il nemico. Morti cento “soldati” se ne fanno subito altri e il livello dello scontro non fa che aumentare. A livello politico, si cozzano due diverse correnti di pensiero. La destra, rappresentata dal governatore di Rio, è a favore della tolleranza zero e del pugno di ferro. Il motto è “bandido bom é bandido morto”, i delinquenti vanno uccisi anziché sottoposti a indagini, arresti e processi. La sinistra, invece, crede che la soluzione passi attraverso una via più soft, con le reti di operatori sociali, ong e organizzazioni dei diritti umani a cercare di sottrarre i ragazzi dai clan. Entrambe le vie, va detto, sono inoperanti; i “banditi” non si spezzano con la forza perché sono troppo potenti, al contempo, non si redimono con la parola perché vivono dei delitti che commettono.
Una via intermedia per la lotta contro il crimine organizzato
Anche l’opinione pubblica è divisa, sebbene sia sempre più grande la parte della popolazione che si dice disposta a chiudere un occhio sugli abusi della polizia in cambio dell’illusione della sconfitta dei clan. Una via intermedia potrebbe essere rappresentata dall’operazione realizzata nel mese di settembre dalla polizia dello stato di San Paolo. La polizia è riuscita a smascherare alcuni canali di riciclaggio del PCC attraverso attività commerciali, fintech e società finanziarie. Si è scoperto, ad esempio, che un terzo delle pompe di benzina nello stato è controllato dai delinquenti, così come catene di hotel o ristoranti. Gli agenti sono arrivati fino alla Faria Lima, il quartiere dove opera il gotha della finanza locale. Senza sparare un colpo, è stata una delle poche operazioni riuscite in un Paese con 39.000 morti ammazzati all’anno e dove il 14% della popolazione vive in aree dominate dalla criminalità organizzata.
